Nuovo massacro di civili a el-Fasher, nel Darfur

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Mentre l’attenzione del mondo era catturata da altri teatri di crisi, i paramilitari sudanesi delle Forze di Supporto Rapido hanno sferrato un attacco brutale contro un rifugio per sfollati nella città assediata di el-Fasher, provocando almeno cinquantatré morti. Tra le vittime, che hanno trovato la morte nel raid contro l’albergo al-Arqam, adibito ad accogliere famiglie in fuga dalle violenze, si contano quattordici bambini e quindici donne, mentre ventuno persone sono rimaste ferite. L’offensiva, che si inserisce in un contesto di assedio prolungato e di sistematica violazione dei diritti umani, dimostra come la spirale di violenza nel Darfur non conosca tregua, nonostante le condanne internazionali e il recente pronunciamento della Corte penale internazionale su crimini analoghi commessi due decenni fa.

La condanna delle Nazioni Unite

L’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Volker Turk, ha condannato con la massima fermezza le continue uccisioni di civili a el-Fasher, facendo seguito a segnalazioni che, tra il 5 e l’8 ottobre, denunciavano almeno cinquantatré civili uccisi e più di sessanta feriti proprio dalle Forze di Supporto Rapido. Le informazioni preliminari, del resto, suggeriscono che il bilancio definitivo potrebbe essere persino più grave di quello già noto, dipingendo un quadro di sofferenza che sembra non avere fine. Turk, senza usare giri di parole, ha definito intollerabile l’escalation di violenza che sta colpendo una popolazione già stremata da anni di conflitto.

Infrastrutture civili nel mirino

Quella contro il rifugio di al-Arqam non è stata l’unica azione contro obiettivi civili. In un altro episodio, avvenuto nelle stesse ore, le forze paramilitari hanno colpito una moschea e il reparto di maternità dell’ospedale della città, causando una dozzina di vittime aggiuntive e altri diciassette feriti. L’attacco a strutture sanitarie e di culto, che per consuetudine internazionale dovrebbero essere tutelate e considerate inviolabili, segna un pericoloso deterioramento delle condizioni del conflitto, il quale pare ignorare qualsiasi principio di umanità. Bombardare un ospedale, in particolare il reparto dove vengono al mondo i bambini, rappresenta una violazione che oltrepassa ogni limite.

Il passato che ritorna

La drammatica attualità risuona in modo sinistro con il passato, dopo che la Corte penale internazionale ha recentemente riconosciuto un capo miliziano sudanese colpevole di crimini di guerra e contro l’umanità commessi in Darfur nel 2005. Quel verdetto, che avrebbe dovuto segnare una svolta e un monito, sembra invece non aver scalfito l’operato dei gruppi armati, i quali continuano a perpetrare atrocità con un’impunità che appare totale. A vent’anni di distanza, le stesse dinamiche di terrore si ripresentano con una ferocia identica, mentre la comunità internazionale fatica a trovare una risposta efficace per fermare il bagno di sangue.

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