Lufthansa cancella 20mila voli, il gruppo aeroportuale e le altre compagnie seguono la stessa rotta

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Economia Redazione Economia   -   L’impennata del prezzo del carburante per aerei, un incremento che secondo l’International Air Transport Association ha più che raddoppiato i costi su base annua, sta costringendo i vettori a rivedere drasticamente le proprie strategie operative. Dalle cancellazioni di rotte ai rincari dei supplementi, passando per il ritiro anticipato di flotte intere, lo scenario che si prospetta per il traffico aereo europeo nei prossimi mesi è segnato da una razionalizzazione forzata che non risparmia nemmeno i grandi hub del continente.

Il taglio di Lufthansa: 20mila voli a corto raggio e l'addio a CityLine

La decisione più eclatante arriva dal gruppo Lufthansa, che ha annunciato la cancellazione di ventimila voli a corto raggio programmati tra maggio e ottobre. Si tratta, come precisa una nota della società, di una riduzione progressiva del programma estivo e non di una sospensione improvvisa concentrata in un solo giorno; le prime 120 cancellazioni giornaliere sono già entrate in vigore e riguardano i voli fino a fine maggio, con un impatto sui passeggeri che, stando a quanto dichiarato, sono già stati ricontattati. L’obiettivo dichiarato è quello di eliminare le rotte meno redditizie, con un risparmio stimato di oltre 40mila tonnellate di jet fuel e una diminuzione della capacità inferiore all’1% misurata in available seat kilometers. Le rotte tagliate interesseranno principalmente gli hub di Francoforte e Monaco di Baviera, mentre Zurigo, Vienna e Bruxelles vedranno un rafforzamento dei collegamenti. A pesare sulla scelta, oltre al rincaro del carburante esploso dopo il conflitto con l’Iran, c’è anche l’anticipo della chiusura di CityLine, la divisione regionale del gruppo la cui operatività era prevista fino al 2027 e che invece verrà dismessa già nei prossimi giorni.

L'effetto domino su KLM e i grandi vettori internazionali

Il caso Lufthansa non è però isolato, anzi rappresenta la punta di un iceberg che sta coinvolgendo l’intero settore. Anche il gruppo Air France-KLM ha reagito allo shock energetico intervenendo pesantemente sulle tariffe: il supplemento carburante per i voli a lungo raggio è stato portato a 100 euro in classe economica, salendo a 200 euro per la premium economy e raggiungendo quota 400 euro per le classi business e La Première. Sulle rotte a medio raggio, l’aumento è stato limitato a 10 euro per l’andata e ritorno, mentre la low cost Transavia ha ritoccato le proprie tariffe con aumenti che variano dai 3 ai 10 euro a seconda della tratta. In termini di capacità operativa, KLM ha programmato l’annullamento di 160 voli a maggio, concentrandosi sulle rotte ad alta frequenza come Londra e Düsseldorf. Lo stesso vale per i vettori americani: Delta Air Lines ha annunciato un taglio del 3,5% della propria rete di collegamenti, mentre United Airlines ha anticipato l’eliminazione del 5% dei voli domestici considerati non redditizi. Anche fuori dall’Europa, compagnie come Cathay Pacific, Air Asia X e Qantas hanno avviato sforbiciate ai rispettivi programmi, segno che la crisi del cherosene ha assunto una dimensione globale.

La crisi del Golfo e l’intervento dell’Unione Europea

Alla base di questa ondata di tagli c’è la drammatica impennata del prezzo del petrolio, conseguenza diretta della chiusura dello Stretto di Hormuz e delle tensioni in corso nel Golfo Persico. Il costo del jet fuel, il carburante tecnico utilizzato dagli aerei, è più che raddoppiato rispetto ai periodi precedenti il conflitto, erodendo margini di guadagno che erano già risicati per un settore caratterizzato da altissima concorrenza e bassa redditività. In questo contesto, l’Unione Europea ha deciso di intervenire per scongiurare il rischio di una paralisi del traffico aereo; il pacchetto di misure atteso per mercoledì prossimo, sebbene non obbligatorio per gli Stati membri, dovrebbe includere la possibilità di approvvigionarsi di carburante alternativo dagli Stati Uniti e una sospensione temporanea delle rigide regole sugli slot aeroportuali, oltre a un monitoraggio più stringente delle scorte di jet fuel nel continente.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.