Lufthansa cancella 20mila voli e il caro carburante riscrive le rotte europee

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L’impennata del prezzo del carburante, un incremento che secondo le rilevazioni dell’International Air Transport Association ha più che raddoppiato i costi su base annua, sta costringendo i vettori aerei a rivedere drasticamente le proprie strategie commerciali. In questo scenario di tensioni geopolitiche che hanno chiuso di fatto lo Stretto di Hormuz, il gruppo Lufthansa ha messo in atto l’intervento più radicale sul fronte della riduzione dell’offerta: la cancellazione di ventimila voli a corto raggio programmati fino al mese di ottobre. Non si tratta, come precisato dalla società in una nota, di una sospensione improvvisa concentrata in un solo giorno, bensì di una razionalizzazione progressiva del network estivo che interessa in particolare gli hub di Francoforte e Monaco di Baviera.

Un taglio chirurgico per alleggerire i consumi

La manovra, che porterà a un calo della capacità complessiva inferiore all’1% misurato in posti-chilometro disponibili (Ask), è stata studiata per eliminare le tratte meno redditizie. L’operazione, concentrata sui velivoli della divisione regionale CityLine (la cui chiusura, inizialmente prevista per il 2027, è stata anticipata proprio nelle ultime settimane a causa dell’aumento dei costi), permetterà di risparmiare oltre quarantamila tonnellate di jet fuel. L’effetto concreto si è visto già lunedì scorso con la cancellazione immediata di circa centoventi voli giornalieri, una misura che rimarrà in vigore almeno fino a fine maggio. Nonostante i tagli, la compagnia assicura una fornitura di carburante stabile per l’intera stagione estiva, grazie a un mix di coperture finanziarie sui prezzi e approvvigionamenti fisici mirati.

L’effetto domino su KLM e il nodo delle scorte

L’onda d’urto del caro-kerosene non investe solo il colosso tedesco. Anche KLM, la compagnia olandese, ha annunciato una riduzione selettiva della sua capacità per il mese di maggio, con circa ottanta voli in meno da e per Amsterdam Schiphol, colpendo rotte ad alta frequenza come Londra e Düsseldorf. Sebbene l’impatto per KLM resti contenuto (meno dell’1% dei voli europei), questi interventi si inseriscono in un quadro di crescente pressione operativa. L’Agenzia Internazionale dell’Energia ha lanciato un allarme significativo, segnalando che le riserve di carburante per l’aviazione in Europa potrebbero essere sufficienti per meno di sei settimane. Una circostanza, questa, che ha spinto i ministri dei trasporti Ue a riunirsi proprio oggi, mercoledì 22 aprile, per definire un pacchetto di misure straordinarie sul jet fuel.

Il peso delle rotte intercontinentali e la strategia dei prezzi

Se i vettori europei tagliano i voli, altri grandi player internazionali scelgono la via dei supplementi tariffari. Air India, per esempio, ha introdotto un sistema di sovrapprezzi variabili basati sulla distanza, arrivando a chiedere fino a 280 dollari in più per i collegamenti verso il Nord America. Qantas, dall’altra parte del globo, sta ridisegnando la sua rete, spostando capacità verso l’Europa (dove la domanda resta alta) a scapito delle rotte statunitensi e del mercato domestico. La vulnerabilità del settore è evidente: se da un lato le compagnie cercano di proteggersi con contratti di copertura (hedging), dall’altro la quota di carburante acquistata ai prezzi correnti di mercato – segnati da un incremento del 110% – continua a comprimere i margini in modo preoccupante.

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