Operazione di sgombero a Casal Palocco, lo storico centro sociale Zk Squat viene liberato dopo 22 anni
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Redazione Interno
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All'alba di una giornata di gennaio, le forze dell'ordine sono intervenute in via Epaminonda, nel quartiere residenziale di Casal Palocco, per eseguire un'ordinanza del Questore di Roma che ha posto fine a un'occupazione iniziata nel lontano 2002. L'operazione, che si inserisce nel quadro delle decisioni assunte dal Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica, ha visto un imponente spiegamento di uomini e mezzi, con reparti della polizia di Stato e del X Gruppo Mare schierati a presidiare l'area per oltre otto ore. Nonostante la tensione, alimentata da un presidio di solidarietà tenuto all'esterno da attivisti e simpatizzanti, le procedure si sono svolte senza che si registrassero scontri di gravità tale da alterare il corso pianificato dell'intervento, il cui esito – prevedibile ma non per questo meno significativo – è stato la restituzione dell'immobile alla legittima proprietaria.
La struttura dell'operazione e il presidio esterno
Coordinate dal dirigente del X Distretto Lido, le attività esecutive hanno avuto inizio nelle prime ore del mattino, dinanzi alla villa colonica a due piani che, da più di due decenni, ospitava il centro sociale. La scelta dell'orario, come spesso accade in simili circostanze, è stata dettata da esigenze di sicurezza e di minore impatto sul tessuto urbano circostante, sebbene la presenza del presidio abbia reso comunque palpabile il clima di contestazione. Gli agenti, alcuni dei quali provenienti dalla vicina caserma dei carabinieri forestali, hanno mantenuto un cordone di sicurezza per permettere ai tecnici della proprietà di operare, mentre all'esterno del perimetro la mobile monitorava il gruppo di sostenitori, il cui dissenso – seppur manifestato – non è sfociato in episodi violenti di rilievo.
Il percorso giudiziario e il risarcimento
La base giuridica dello sgombero affonda le radici in una vicenda giudiziaria complessa, che ha visto lo Stato condannato a risarcire la proprietaria dell'immobile con una somma ingente, pari a diversi milioni di euro, per non aver provveduto a liberare il bene nei tempi dovuti. Tale risarcimento, che grava sulle casse pubbliche, rappresenta l'epilogo di un contenzioso lungo e articolato, il quale ha inevitabilmente influenzato le tempistiche e le modalità dell'intervento odierno. L'ordinanza questorile, infatti, è l'atto finale di un percorso amministrativo e giudiziario volto a porre rimedio a una situazione di illegalità protratta, su cui il Comitato prefettizio si era più volte pronunciato, valutando anche i profili legati all'ordine pubblico connessi alla permanenza del centro sociale.
La messa in sicurezza e le reazioni
Al termine delle operazioni, condotte sotto la vigilanza di un esteso dispositivo di sicurezza, i tecnici incaricati hanno provveduto alla messa in sicurezza del cespite, sigillando gli accessi e ponendo così un sigillo fisico sulla chiusura dell'esperienza dello Zk Squat. La restituzione materiale dell'immobile segna la fine di un luogo che, al di là delle valutazioni di legalità, era divenuto per molti un punto di riferimento e di aggregazione nell'area di Ostia, come sottolineato da chi lo frequentava. La perdita di questo spazio, vissuta come uno sfratto da una dimensione comunitaria, lascia un vuoto percepito non solo dai diretti interessati, ma anche da quella parte di cittadinanza che in esso riconosceva un presidio di socialità alternativa in un quadrante periferico della capitale.
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