Il parco auto italiano invecchia, gli italiani scelgono le ibride: il rapporto che certifica il ritardo sull’elettrico

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Sulle strade italiane circolano circa cinquanta milioni di veicoli, un parco circolante la cui età media supera ormai i dodici anni – superando addirittura quota tredici secondo alcune elaborazioni – e che fotografa una realtà industriale e culturale sempre più distante dai ritmi del resto d’Europa. È quanto emerge dal secondo Rapporto dell’Osservatorio Sunrise, promosso dal Centro nazionale per la mobilità sostenibile (Most) e presentato a Roma, nel quale il divario accumulato dallo Stivale, per quanto riguarda lo sviluppo del mercato dei veicoli alla spina, viene quantificato in un ritardo stimato di circa cinque anni rispetto ai principali vicini continentali.

A fronte di un’Europa che viaggia a due velocità – con le regioni del Nord che guidano la transizione e quelle del Sud che arrancano – l’Italia conferma il proprio posizionamento tra i fanalini di coda per l’adozione della trazione elettrica pura. I dati del rapporto, elaborati anche con la collaborazione dell’Istituto Piepoli su un campione rappresentativo di tremila cittadini, dipingono un quadro complesso: se le auto ibride dominano incontrastate rappresentando circa il 51 per cento delle nuove immatricolazioni, le vetture completamente elettriche si fermano a una quota residuale del 6 per cento. Una percentuale, quest’ultima, che appare destinata a crescere nelle intenzioni di acquisto futuro – attestandosi attualmente al 12 per cento delle preferenze – ma che continua a scontrarsi con barriere strutturali difficili da scavalcare.

Suv e formule di noleggio trainano un mercato che fatica a ringiovanirsi

Osservando la composizione delle nuove immatricolazioni, emerge una trasformazione netta nelle abitudini degli automobilisti. I Suv rappresentano ormai circa il 62 per cento delle vendite, una corsa verso modelli più grandi e costosi che convive con il progressivo ridimensionamento delle citycar e delle utilitarie tradizionali. Parallelamente, cambia il modo di possedere l’auto: il noleggio e il leasing a lungo termine, che un tempo rappresentavano una fetta marginale del mercato, sono oggi in forte ascesa, contribuendo a modificare il rapporto tra gli italiani e il bene auto.

Eppure, questo movimento nel mercato del nuovo non riesce a compensare l’obsolescenza del parco circolante complessivo. Con circa 1,6 milioni di nuove auto immatricolate ogni anno – un volume ancora inferiore ai livelli pre-pandemia – e oltre 5 milioni di passaggi di proprietà sull’usato, il parco veicolare italiano continua a invecchiare a un ritmo allarmante. Ne consegue che la gran parte delle vetture in circolazione non solo ha un’età media superiore ai dodici anni, ma risulta priva delle più recenti tecnologie in materia di sicurezza e di controllo delle emissioni.

Il prezzo e le infrastrutture: le vere spine nel fianco della mobilità sostenibile

Il Rapporto Sunrise mette in luce come le scelte degli italiani siano guidate da criteri estremamente pragmatici. Il prezzo di acquisto si conferma il fattore discriminante principale, seguito a stretto giro dai costi di esercizio e dalla sicurezza percepita del veicolo. Elementi come il design o le prestazioni pure, invece, giocano un ruolo decisamente secondario nelle decisioni d’acquisto.

In questo contesto, la resistenza verso l’elettrico trova spiegazioni razionali e ben documentate. Oltre al costo d’acquisto iniziale più elevato – una barriera che gli incentivi statali cercano di abbattere – pesano la carenza di infrastrutture di ricarica diffuse e, forse ancor di più, il timore legato all’autonomia. Un dato, emerso dall’indagine, appare particolarmente significativo nel rivelare la portata del problema: solo il 27 per cento degli intervistati dichiara di poter ricaricare un’auto elettrica a casa propria o sul luogo di lavoro. Un’assenza di infrastruttura privata che, di fatto, rende l’elettrico una scelta praticabile solo per una minoranza di automobilisti, relegandone l’uso a una nicchia di mercato che fatica a decollare nonostante le dichiarate intenzioni future di acquisto.

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