Smog in pianura padana, a Sesto San Giovanni e in altre sei province lombarde scattano le misure anti inquinamento di primo livello

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’aria che si respira in questi giorni sulla pianura padana, e la città metropolitana di Milano non fa eccezione, è pesante, quasi irrespirabile, e i dati diffusi da Arpa Lombardia non lasciano spazio a interpretazioni: i valori delle polveri sottili, il cosiddetto PM10, hanno superato per due giorni consecutivi la soglia di allarme, fissata a 50 microgrammi per metro cubo. Da qui la decisione, assunta da Regione Lombardia tenendo conto anche delle previsioni meteorologiche che non accennano a un miglioramento, di attivare le misure temporanee di primo livello in sei province – Bergamo, Cremona, Lodi, Mantova, Milano e Monza – e in tutti i comuni che vi ricadono, compreso naturalmente Sesto San Giovanni. Il provvedimento, entrato in vigore nella giornata di oggi, venerdì 27 febbraio, resterà valido fino a nuove rilevazioni, in attesa che l’ente regionale, sulla base dei bollettini, ne certifichi l’eventuale revoca o, al contrario, il peggioramento della situazione.

Blocchi veicolari e limitazioni al riscaldamento: cosa cambia per i cittadini

Le restrizioni previste dal protocollo regionale sono precise e articolate, e mirano a ridurre l’impatto delle attività umane, principali imputate di questa cappa di smog che si è abbattuta sulla pianura. Nelle ore centrali della giornata, dalle 7.30 alle 19.30, scatta il divieto di circolazione per una platea estesa di veicoli: si fermano le auto e i mezzi commerciali alimentati a benzina o a gas (metano o Gpl) delle classi Euro 0 ed Euro 1, ma il blocco colpisce soprattutto i diesel più inquinanti, quelli che vanno dagli Euro 0 fino agli Euro 4, anche se dotati di filtro antiparticolato. Accanto alle limitazioni al traffico, che rappresentano la misura più visibile e impattante per i pendolari, il pacchetto antismog interviene anche sulla gestione domestica e agricola: viene imposto un abbassamento di un grado delle temperature massime nelle abitazioni e nei luoghi pubblici, una misura che mira a contenere i consumi energetici; si vieta inoltre l’utilizzo di impianti termici a biomassa legnosa, come stufe e camini, che non raggiungano almeno le quattro stelle di prestazione ambientale, e si blocca qualsiasi forma di combustione all’aperto, compresi i falò e i residui vegetali. Per chi vive nei comuni più popolosi, quelli sopra i trentamila abitanti, o in quelli che hanno volontariamente aderito al protocollo, le limitazioni alla circolazione si aggiungono a quelle già permanentemente in vigore, creando un intreccio di regole che i cittadini devono districare con attenzione.

La geografia e il meteo: una trappola naturale che trattiene gli inquinanti

Se le misure restrittive sono la risposta contingente a una crisi acuta, la ragione di fondo di questa emergenza continua va ricercata nella conformazione stessa del territorio e nelle condizioni atmosferiche che da giorni caratterizzano il Nord Italia. La pianura padana, circondata su tre lati da Alpi e Appennini, funge da catino naturale dove l’aria ristagna, e in questi giorni l'alta pressione, con la sua aria stabile e l'assenza di vento e pioggia, ha creato un tappo invisibile che intrappola le polveri nei bassi strati. Il fenomeno dell’inversione termica, tipico dei periodi invernali e anticiclonici, impedisce all’aria fredda e inquinata di sollevarsi e disperdersi, tenendola letteralmente incollata al suolo: uno scenario che i meteorologi descrivono come una sorta di camera a gas a cielo aperto, destinata a perdurare almeno fino a domenica. Le previsioni parlano di un weekend primaverile, con temperature miti e sole che potrebbe persino favorire la formazione di ozono, ma senza pioggia e senza vento la qualità dell’aria, lungi dal migliorare, rischia di peggiorare ulteriormente, toccando punte di PM10 che potrebbero raddoppiare il limite di legge, arrivando a sfiorare i 100 microgrammi per metro cubo.

Polveri sottili e salute: i rischi di un'allerta che si estende a tutta la penisola

Il problema, a dire il vero, non riguarda solo la Lombardia o la pianura padana, storicamente la zona più martoriata d’Europa per quanto concerne la qualità dell’aria. I modelli previsionali, come quelli elaborati dal servizio europeo Copernicus, segnalano concentrazioni pericolose anche in molte città del Centro-Sud, da Roma a Napoli, dove i valori si attestano intorno ai 60-70 microgrammi, rendendo l’aria poco salubre per l’intera penisola. A complicare il quadro, nei prossimi giorni potrebbe aggiungersi un altro fattore: l’arrivo di una nube di polvere sahariana, sospinta dalle correnti calde provenienti dal Nord Africa, che depositandosi al suolo andrebbe a sommarsi allo smog già esistente, aumentando la massa di particolato sottile e rendendo il cielo, come effetto collaterale, di un colore lattiginoso e giallastro. In questo contesto di emergenza diffusa, i riflettori restano puntati sui protocolli regionali, sulla loro efficacia e sulla capacità delle amministrazioni locali di monitorare costantemente i livelli di inquinamento, in attesa che madre natura, con un cambiamento della circolazione atmosferica, possa finalmente ripulire l’aria.

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