Stellantis, niente rimbalzo in borsa dopo il venerdì nero dei 22 miliardi

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L'andamento a zig-zag del Titolo Stellantis, che nella seduta di oggi ha toccato sia ribassi che rialzi, anche oltre l'1%, prima di assestarsi su guadagni minimi, fotografa fedelmente l'incertezza dei mercati dopo il tonfo storico di venerdì scorso. Quel 6 febbraio, infatti, ha segnato il giorno più buio per il gruppo automobilistico a Piazza Affari, con una perdita del 25% che supera persino le performance negative registrate durante lo scandalo del dieselgate o nelle fasi più acute della pandemia. Una batosta finanziaria senza precedenti, la cui origine affonda in una strategia industriale giudicata ormai insostenibile e che ha costretto l'attuale amministrazione a una maxi-svalutazione da oltre 22 miliardi di euro.

Le cause strutturali di una débâcle annunciata

Al centro del disastro finanziario, che ha portato a una perdita netta stimata attorno ai 20 miliardi per il 2025 e alla sospensione del dividendo per l'anno in corso, vi è una revisione radicale degli investimenti nell'elettrico ereditati dalla precedente gestione. La svalutazione, di portata epocale, ha colpito in modo particolare le piattaforme veicolo – le architetture tecniche su cui si costruiscono le auto – che erano state concepite con un'idea errata. Nate infatti per essere esclusivamente elettriche, queste piattaforme, denominate STLA Small, Medium, Large e Frame, sono state in seguito trasformate in "multi-energia" per adattarsi a motori diversi. Una scelta, questa, che ha generato inevitabili ripercussioni sul fronte progettuale e industriale, a partire da un esponenziale aumento dei costi di sviluppo, mentre le attese sui volumi di vendita e sulla redditività sono andate progressivamente scemando.

Le conseguenze finanziarie immediate e le contromisure

Oltre alla mastodontica svalutazione degli asset legati alle piattaforme e alle batterie, che da sole valgono ben 6 miliardi, il gruppo ha annunciato un piano di emissioni ibride da 5 miliardi di euro, finalizzato a rafforzare la struttura patrimoniale dopo una simile emorragia di valore. La mossa, necessaria per rassicurare gli investitori sulla tenuta finanziaria dell'azienda, rappresenta un chiaro segnale di discontinuità rispetto al passato, ma non è stata sufficiente a scatenare un rimbalzo tecnico del titolo in borsa. La chiusura odierna, infatti, si è attestata su un timido +0,49% con il prezzo delle azioni fermo a 6,14 euro, segno che gli analisti e gli operatori di mercato mantengono un atteggiamento di estrema cautela.

Uno scenario industriale in completo ridisegno

La débâcle finanziaria, pertanto, non è un episodio contingente ma il sintomo di una transizione tecnologica più complessa del previsto, che costringe l'intero settore a rivedere i propri piani. L'annuncio del nuovo corso da parte dell'amministratore delegato Carlos Tavares, il quale ha sottolineato come la strategia futura non sarà "solo elettrico", indica una svolta pragmatica dettata dalle circostanze del mercato. Un ridimensionamento obbligato, quello attuato dall'ad, che deve fare i conti con investimenti miliardari ormai parzialmente obsoleti e con un panorama competitivo in rapidissima evoluzione, mentre la domanda globale per i veicoli a batteria mostra segni di affaticamento. La partita, adesso, si gioca tutta sulla capacità di riorganizzare l'intero ciclo produttivo attorno a una visione più flessibile e meno ideologica della mobilità del futuro.

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