Conte: la maggioranza ha politicizzato il referendum, è una presa in giro per soggiogare la magistratura

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il clima politico, in vista dell’imminente appuntamento referendario sulla giustizia, si fa sempre più rovente, con Giuseppe Conte che torna all’attacco del governo con argomentazioni che vanno ben oltre il merito della riforma. Il presidente del Movimento 5 Stelle, intervenuto più volte in queste ore a mezzo stampa e televisioni, ha ripercorso le tappe di quella che definisce una “politicizzazione” dell’istituto referendario, un’operazione, a suo dire, concepita a tavolino dalla maggioranza ben prima del voto. “Questo referendum è stato politicizzato sin dall’inizio dalla maggioranza”, ha dichiarato il leader pentastellato, “perché nasce da un progetto per rivendicare la preminenza sulla magistratura”. Un’accusa pesante, che sposta il dibattito dal testo della riforma – incentrato sulla separazione delle carriere e l’istituzione dell’Alta Corte disciplinare – alle presunte intenzioni dei suoi promotori. La proposta governativa, che introduce tra l’altro il sorteggio per i membri laici del Consiglio Superiore della Magistratura, viene liquidata da Conte come una misura inconsistente: “Noi avevamo proposto un sorteggio temperato per scardinare la logica delle correnti, invece la proposta del governo è una presa in giro, un progetto per soggiogare la magistratura”.

Il linguaggio del leader M5s, in questa fase calda della campagna per il “No”, si fa volutamente diretto e icastico, come quando, intervenuto a Sky Tg24, ha evocato la possibilità che l’esecutivo subisca una sonora battuta d’arresto proprio su quella che viene presentata come la sua riforma faro. “Questa è la loro unica riforma, se prendono un calcio in faccia dai cittadini è chiaro che crolla tutto, ma politicamente”, ha affermato Conte, lasciando intendere che una débâcle alle urne minerebbe irrimediabilmente la credibilità dell’esecutivo guidato da Giorgia Meloni. Un’immagine forte, quella del “calcio in faccia”, che ha immediatamente scatenato reazioni e controrepliche. D’altronde, l’ex presidente del Consiglio cerca di allargare il perimetro del contendere, inserendo il voto sulla giustizia in un quadro più ampio di critiche verso l’operato del governo in materia sociale ed economica. Nel suo intervento, ha voluto sottolineare come l’esecutivo abbia tralasciato temi cruciali per il Paese, “non hanno fatto nulla sulle misure sociali ed economiche, gli italiani sono in difficoltà, 5 milioni e 700mila cittadini in povertà assoluta, però Meloni non ne parla mai”. Un vuoto, quello del governo, che secondo il leader M5s si estende anche al mondo del lavoro, con il “calo della produzione industriale” e l’assenza di una legge sul “salario minimo per oltre tre milioni e mezzo di lavoratori”, temi che restano, a suo giudizio, inesplorati nell’agenda politica della maggioranza.

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