Nordio spera in un referendum non politicizzato sulla separazione delle carriere
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Redazione Salute
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Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha espresso la propria speranza per una consultazione referendaria che non sia strumentalizzata dalle forze politiche, subito dopo il voto favorevole del Senato sulla riforma che sancisce la separazione delle carriere magistrali. «È bene che la magistratura, come io auspico, esponga tutte le sue ragioni tecniche e razionali che possono meditare contro questa riforma», ha dichiarato il ministro, il quale, pur riconoscendo il diritto al dissenso, ha sottolineato come sia fondamentale che il dibattito si mantenga su un piano sostanziale e giuridico, evitando quelle degenerazioni ideologiche che spesso caratterizzano il confronto pubblico su tali materie.
Le reazioni nel mondo della giustizia
L’approvazione della riforma, che rappresenta uno dei cardini del programma di governo in materia di giustizia, non ha mancato di sollevare reazioni contrastanti, le quali, se da un lato ne hanno evidenziato la portata storica, dall’altro ne hanno messo in luce la profonda divisività. La riforma, che instaura una distinzione netta tra i magistrati requirenti e quelli giudicanti, viene vista dai suoi promotori come un passo imprescindibile verso una piena realizzazione del principio di imparzialità, mentre una parte significativa dell’associazionismo giudiziario continua a esprimere forti perplessità, temendo che essa possa minare l’autonomia e l’unitarietà dell’ordine.
Il caso del Ponte sullo Stretto e il contesto più ampio
In un contesto già teso, un’altra pronuncia giurisdizionale ha attirato l’attenzione degli osservatori, ovvero la sentenza della Corte dei Conti che ha di fatto bloccato il progetto del Ponte sullo Stretto di Messina. Secondo alcune voci vicine all’esecutivo, in quel provvedimento si leggono “le impronte digitali di quella parte della magistratura che si oppone a qualsiasi riforma”, non solo a quella dell’ordinamento giudiziario ma anche a quelle che toccano da vicino i giudici contabili stessi, in un quadro di resistenza al cambiamento che travalica i singoli provvedimenti.
Un’economia che resiste nonostante tutto
Mentre il dibattito istituzionale prosegue, l’economia nazionale sembra mostrare segnali di vitalità inaspettati, soprattutto nel cruciale mercato statunitense. Nonostante l’incognita dei dazi e un rafforzamento della valuta europea, le esportazioni di prodotti made in Italy verso gli Stati Uniti hanno registrato, a settembre, un incremento record del 34,4% su base annua, una performance che surclassa quelle di partner commerciali diretti come la Francia e la Germania. Un dato, questo, che Confimprenditori ha commentato evidenziando come i rischi maggiori per l’economia non proverrebbero da Washington, bensì da “politiche miopi europee”, indicando una resilienza del sistema produttivo italiano capace di superare persino le previsioni più catastrofiche.




