Nordio difende la separazione delle carriere: "Il giudice deve essere terzo"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il disegno di legge sulla separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, dopo il primo via libera della Camera, avanza verso una riforma che il ministro della Giustizia Carlo Nordio definisce "di civiltà". Intervistato da Gaia Tortora per "Omnibus", Nordio ha ribadito la necessità di un sistema in cui "il giudice sia davvero terzo", sottolineando come la riforma rappresenti un punto di svolta per l’indipendenza della magistratura.

Non mancano, tuttavia, le critiche. L’Associazione Nazionale Magistrati, insieme a una parte consistente dell’opposizione, contesta un provvedimento che — sebbene presentato dal governo come la "madre di tutte le riforme" — viene giudicato inefficace, se non dannoso. La premier Giorgia Meloni lo ha descritto come uno strumento per "ridare dignità alla magistratura" e frenare le correnti interne al CSM, ma gli scettici obiettano che si tratti di una mera riorganizzazione formale, priva di reali benefici per i cittadini.

La polemica si arricchisce di retroscena. Trent’anni fa, lo stesso Nordio — allora pm — si oppose alla separazione delle carriere, salvo poi ricredersi pubblicamente. Un dettaglio che, se da un lato alimenta le critiche di incoerenza, dall’altro dimostra quanto il dibattito sia radicato nella storia politica italiana. Il centrodestra, e in particolare Forza Italia, celebra un traguardo a lungo atteso, mentre la magistratura associata si prepara a una resistenza senza esclusione di colpi.

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