Cinquant’anni dopo l’Orcolat, il Friuli si prepara alla cerimonia della memoria tra raccolte editoriali e vertici dello Stato
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Redazione Interno
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L’avvicinarsi del 6 maggio 2026, data che segna il cinquantenario della prima e più devastante scossa tellurica che rase al suolo interi paesi tra Gemona, Venzone e dintorni, ha innescato una macchina celebrativa complessa, intrisa di simbolismo quanto di pragmatica organizzazione istituzionale. Se da un lato si lavora alla logistica per accogliere le massime cariche dello Stato (con il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, attesi al Teatro Sociale di Gemona per la seduta straordinaria del Consiglio regionale), dall’altro c’è un lavoro sotterraneo, quasi silenzioso, volto a ricucire il tessuto narrativo di quella tragedia: la memoria, come ha osservato di recente l’assessore regionale alle Finanze, Barbara Zilli, non è un esercizio di stile, ma una necessità per contrastare l’oblio in una società che corre veloce.
Il valore della carta e il custode della rinascita
È stata proprio Zilli, intervenendo nella sede udinese del Messaggero Veneto in occasione della presentazione del volume “50 anni di terremoto”, a ribadire un concetto che risuona come un mantra in queste settimane di preparativi: la ricostruzione materiale del Friuli fu accompagnata passo dopo passo da quella morale, effettuata dai cronisti che non si limitarono a raccontare le macerie, ma documentarono la nascita immediata della speranza. L’assessore, citando il legame indissolubile tra il quotidiano e la terra friulana, ha spiegato come quel periodico abbia saputo raccogliere i pezzi di una storia spezzata, restituendo dignità attraverso le parole e le immagini; un’eredità, questa, che oggi viene consegnata a chi quella scossa non l’ha vissuta, ma ne subisce le conseguenze identitarie. La presentazione del libro, che raccoglie firme e testimonianze a cinquant’anni esatti dal sisma, rappresenta quindi non solo un atto dovuto, ma un vero e proprio strumento educativo per le nuove generazioni, affinché il patrimonio di tenacia e lavoro diventi un esempio vivo nel loro dna.
La partita, i sindaci e il rullo dei tamburi
Mentre la politica si prepara ai discorsi ufficiali, un altro capitolo della commemorazione si gioca in campo neutro, quello del Bluenergy Stadium. L’Udinese Calcio, consapevole del proprio ruolo di “albero fondamentale” del territorio – secondo la definizione del governatore Massimiliano Fedriga – ha deciso di onorare l’anniversario con un gesto dal forte impatto visivo durante la sfida casalinga contro il Torino. I calciatori bianconeri scenderanno in campo indossando un kit speciale di colore pietra, la cui grafica sublimata riprende le facciate del Duomo di Venzone (ricostruito pietra su pietra dopo l’obliterazione totale); sul petto, a campeggiare, la celebre scritta apparsa sui muri diroccati subito dopo la tragedia: “Il Friuli ringrazia e non dimentica”. A rendere la giornata ancora più solenne ci penserà la fanfara della Brigata Julia, che eseguirà l’inno dell’alpino (oltre all’inno nazionale) prima del fischio d’inizio. L’aspetto più toccante dell’evento sportivo sarà però la partecipazione diretta delle istituzioni locali: i sindaci dei 45 comuni che subirono i danni del sisma sono stati invitati a sedere sugli spalti, fianco a fianco con circa tremila volontari della protezione civile, alpini e vigili del fuoco, in un abbraccio laico che trasforma una partita di calcio in un atto di comunità civile.
L’agenda delle cariche: l’arrivo a Rivolto e l’omaggio privato
Sul fronte istituzionale, il programma del 6 maggio è stato definito nei minimi dettagli, fatta salva la variabile degli impegni dell’ultima ora per i vertici di Roma. Il presidente Mattarella arriverà all’aeroporto di Rivolto alle 16: una volta atterrato, la sua prima tappa non sarà il palco, ma il cimitero monumentale di Gemona. Qui, accompagnato dal prefetto Domenico Lione, dal sindaco Roberto Revelant e dal governatore Fedriga, prenderà parte a un momento di riflessione strettamente privato per rendere omaggio alle novecentonovanta vittime. È in questo contesto, di grande raccoglimento, che si inserirà anche la presenza della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, la cui partecipazione, fortemente voluta per sottolineare l’attenzione nazionale verso la storia friulana, è stata anticipata nei giorni scorsi dallo stesso Fedriga come una sorta di “sorpresa istituzionale”. Le due massime cariche dello Stato condivideranno quindi quel breve ma intenso tragitto che dal ricordo dei defunti conduce alla celebrazione della sopravvivenza collettiva.
La seduta a Gemona e lo sguardo sul futuro
È prevista per le 17 la seduta straordinaria del Consiglio regionale, ospitata nel Cinema Teatro Sociale di Gemona, un luogo che fisicamente rappresenta la resilienza della città. La diretta dell’evento, affidata alla Rai, sarà trasmessa su Rai 3 a partire dalle 16.50 con uno speciale curato dalla Tgr, per dare la possibilità a tutta la nazione di assistere a una commemorazione che, spogliata della retorica, cerca di restituire le coordinate di un modello di ricostruzione diventato famoso nel mondo. Se l’assessore Zilli ha parlato della necessità di contrastare l’oblio attraverso i giornali e i libri, la presenza congiunta di Mattarella e Meloni (insieme al ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti) suggerisce come la lezione di quella tragedia – fondata sulla collaborazione tra volontariato, istituzioni locali e Stato centrale – venga ancora oggi elevata a paradigma. Con lo sguardo rivolto al passato, ma con i piedi piantati in un presente che vuole preservare l’identità friulana, il Friuli si appresta a scrivere l’ultima pagina del primo mezzo secolo post-Orcolat.




