Abodi chiude al ripescaggio dell’Italia: “Ci si qualifica sul campo, non per motivi burocratici”
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Redazione Sport
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“Non credo ci siano possibilità, e poi non sarebbe neanche opportuno”. Andrea Abodi, ministro per lo Sport e i Giovani, ha messo fine – con la consueta nettezza di linguaggio – a ogni velleità di un possibile ripescaggio della nazionale italiana ai prossimi Mondiali di calcio, in programma tra Messico, Stati Uniti e Canada. L’occasione era l’evento ‘Futuro Direzione Nord’, a margine del quale il titolare del dicastero sportivo ha voluto chiarire senza mezzi termini la propria posizione: l’accesso al torneo, ha ribadito, avviene esclusivamente attraverso le qualificazioni sul rettangolo verde. “Ci si qualifica per meriti – ha sottolineato – non per motivi burocratici”. Una dichiarazione secca, che ha ricondotto il dibattito entro i binari della meritocrazia sportiva, lasciando poco spazio a interpretazioni o speranze di ripescaggi ravvicinati.
Il sogno (svanito) di Zampolli e le pressioni dell’inviato Usa
Proprio mentre Abodi chiudeva la porta, dall’altra parte dell’oceano arrivavano voci di segno opposto, seppur prive di fondamento ufficiale. Paolo Zampolli, rappresentante speciale degli Stati Uniti per le partnership globali – figura di rilievo nell’amministrazione di Donald Trump, presidente da ormai più di un anno – aveva riaperto nei giorni scorsi, durante una trasmissione su Rai2 (“Il Processo al 90°”), l’ipotesi di un ripescaggio azzurro. “Avere l’Italia ai Mondiali è il mio sogno”, aveva dichiarato Zampolli, immaginando una sostituzione dell’Iran qualora la nazionale degli Ayatollah avesse dovuto ritirarsi per via del conflitto in Medio Oriente. Un entusiasmo personale, quello del diplomatico italo-americano, che non ha però trovato riscontri né nella Fifa né nelle dichiarazioni ufficiali della federcalcio iraniana.
L’Iran detta le condizioni: dieci punti e nessun forfait annunciato
Contrariamente a quanto circolato in alcune ricostruzioni giornalistiche, Teheran non ha mai formalizzato una rinuncia al mondiale. La federazione iraniana, guidata da Mehdi Taj (a cui ad aprile era stato negato l’ingresso in Canada per il suo passato nel delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche, nonché ex caporedattore del giornale Jahan Varzesh dal 1991 al 2001), ha invece presentato un elenco di dieci punti all’attenzione della Fifa. “Vogliamo scendere in campo – si legge nella nota diffusa dalla stessa federazione – senza rinunciare ai nostri valori, alla nostra cultura e alle nostre convinzioni. I padroni di casa devono tenere conto delle nostre preoccupazioni”. Una presa di posizione che trasforma l’eventuale partecipazione dell’Iran in una trattativa politica più che in un atto dovuto, ma che non equivale a un passo indietro. Le condizioni sono un prerequisito per esserci, non una scusa per disertare.
Il no definitivo della Fifa e la posizione di Fantino
Che il ripescaggio fosse solo un esercizio retorico, lo aveva già anticipato il presidente della Fifa, Gianni Infantino, spegnendo sul nascere le voci di una possibile esclusione della selezione persiana. Il massimo dirigente del calcio mondiale aveva confermato la presenza degli iraniani alla manifestazione, senza lasciar spazio a interpretazioni – almeno per quanto riguarda lo stato attuale delle iscrizioni. E proprio questa presa di posizione, unita al successivo intervento di Abodi, ha definitivamente archiviato ogni discorso su un’Italia subentrante a tavolino. La nazionale azzurra, insomma, non potrà contare su nessuna porta socchiusa: l’unica via d’accesso resta la qualificazione sul campo, che al momento non è stata conseguita. Resta aperto solo il fronte delle garanzie chieste dall’Iran alla Fifa, un negoziato che non coinvolge minimamente la rappresentativa italiana né altre terze nazionali.




