Femminicidio Torzullo, le bugie del figlio e l'alibi del padre
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Redazione Interno
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Le indagini sull'omicidio di Federica Torzullo, uccisa a coltellate nella sua casa di Anguillara, hanno progressivamente chiarito il ruolo dell'anziano padre dell'unico imputato, Claudio Carlomagno. L'uomo, che per un periodo era stato sospettato di complicità, ha potuto dimostrare di essere stato strumentalizzato dal figlio quarantacinquenne, il quale gli aveva fornito un copione da ripetere ai militari dell'Arma per garantirsi una copertura. Quella mattina del 9 gennaio, come emerso dalle verifiche investigative, il padre si era effettivamente recato con il suo furgone davanti all'abitazione del figlio, ignaro che in quel preciso momento si stesse consumando il delitto; una circostanza, questa, che lo aveva esposto inizialmente ai sospetti, ma che le successive e più approfondite analisi hanno ricondotto a una tragica coincidenza.
La confessione parziale e le ombre sulla premeditazione
La posizione del padre, dunque, si è sfoltita delle ombre più pesanti, mentre l'attenzione della procura di Civitavecchia, guidata da Alberto Liguori, si è concentrata tutta sulla ricostruzione offerta dallo stesso Carlomagno. La sua confessione, arrivata dopo un interrogatorio protrattosi per oltre sei ore, non è stata accolta dai magistrati come una piena e incondizionata ammissione delle responsabilità. Secondo l'accusa, infatti, il quarantenne avrebbe fornito una versione dei fatti parziale, mirante a scongiurare l'ipotesi accusatoria della premeditazione, aggravante non ancora formalmente contestata ma al centro delle valutazioni degli inquirenti, che al momento lo accusano di femminicidio e occultamento di cadavere.
Le dichiarazioni della difesa e il movente paventato
A parlare dello stato d'animo dell'uomo, definito "prostrato" e consapevole della gravità del proprio gesto, è stato il suo avvocato, Andrea Miroli. Il legale ha illustrato, senza entrare nel merito delle dinamiche processuali, le paure che avrebbero agitato il suo assistito prima del fatale episodio di violenza. Carlomagno, ha spiegato il difensore, era profondamente turbato dall'eventualità che la moglie, in seguito alla decisione di separarsi, potesse ottenere l'affidamento esclusivo del figlio, privandolo della relazione con il bambino. Un timore, questo, che sarebbe stato alla base di un gesto definito come il risveglio da un incubo, ma le cui modalità e la cui pianificazione restano oggetto di scrutinio da parte della magistratura.
Il percorso giudiziario e le verifiche in corso
Il caso, che ha sconvolto la località in provincia di Roma, prosegue ora il suo iter con le indagini volte a fissare con precisione ogni passaggio di quella mattina e dei giorni che l'hanno preceduta. Gli investigatori, avvalendosi anche di riscontri tecnici e testimoniali, stanno lavorando per confermare o meno la tesi di un delitto improvviso, come lascerebbe intendere la difesa, oppure di un agire preordinato. La posizione del padre, ormai delineatasi come estranea ai fatti di sangue, resta comunque un tassello significativo per comprendere come l'imputato abbia tentato, fallendo, di costruirsi una difesa immediata attraverso la manipolazione delle dichiarazioni di un familiare.




