„Roma Elastica“ e quel cinema italiano che a Cannes si guarda allo specchio (e non si piace)

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Era una scommessa, certo, ma anche una necessità: portare sulla Croisette un’opera che parlasse di noi, del nostro declino raccontato con il filtro visionario di un regista che del “fuori campo” ha fatto la sua poetica. Sta per approdare nelle sale italiane grazie a Europictures “Roma Elastica”, l’ultima fatica di Bertrand Mandico, quel francese capace di mescolare il graffiante glamour di “Les garçons sauvages” con la psichedelia di “After Blue”. Presentato in anteprima mondiale durante la sezione Midnight Screenings dell’ultimo Festival di Cannes – quello del 2026, dove la presenza italiana si contava più sul tappeto rosso che in concorso – il film prova a fare i conti con un’eredità pesante, quella felliniana, sporcandola volutamente con la polvere degli stabilimenti abbandonati e l’asfalto bollente di una Roma che non si concede mai davvero.

La trama, spogliata dei suoi orpelli onirici, ci riporta ai primi anni Ottanta. Qui incontriamo Eddie, un’attrice interpretata da Marion Cotillard, ormai entrata nell’Olimpo del cinema ma ridotta a un’ombra di se stessa, consumata nel morale più che nel fisico a causa di una diagnosi che sa di resa. Accompagnata dalla sua agente, che nella finzione ha il volto di Noémie Merlant, Eddie arriva a Cinecittà per quello che, forse, sarà il suo testamento artistico. La Città Eterna che la accoglie, purtroppo, non è affatto un sollievo: è malata forse più di lei, un caravanserraglio di comparse, studi fatiscenti e tv spazzatura dove si esibisce una conduttrice sopra le righe interpretata da una strepitosa Ornella Muti. L’attrice italiana, del resto, ha voluto fortemente rappresentare il nostro cinema su quella ribalta, sottolineando come oggi si faccia sempre meno arte, ma questo è un altro discorso.

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