Il funzionario del ministero pestato a Termini ha perso la memoria: chiuso il cerchio con altri due arresti

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Si è chiuso con due ulteriori provvedimenti restrittivi il cerchio degli inquirenti intorno al branco che la sera del 10 gennaio, in via Giolitti a pochi passi dalla stazione Termini, ha massacrato di botte un funzionario di 57 anni del ministero delle Imprese e del Made in Italy. Gli agenti della Squadra mobile di Roma, con il supporto dei colleghi del capoluogo umbro e del commissariato Viminale, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di due giovanissimi tunisini di 19 anni, gravemente indiziati del reato di tentato omicidio in concorso. Il numero complessivo dei fermati per quell’aggressione, caratterizzata da una ferocia inaudita e proseguita contro un uomo già inerme e a terra, sale così a sei. Le indagini, coordinate dal pm Nadia Plastina, si avvalgono di un impianto probatorio solido, fatto di immagini di videosorveglianza e analisi telefoniche, ma devono fare i conti con l’impossibilità di ascoltare la versione della vittima: il funzionario, dopo aver riportato gravissime fratture al volto e un edema cerebrale che lo ha tenuto in incoscienza per dieci giorni, non conserva alcuna memoria dell’accaduto.

La rete di protezione e la cattura a Perugia

Uno dei due ragazzi ora in cella era già detenuto nel carcere di Regina Coeli per altri reati, e a lui è stata semplicemente notificata la nuova e più pesante imputazione. L’altro, invece, era riuscito a far perdere le proprie tracce dopo il pestaggio, trovando rifugio a Perugia, una città che conosceva bene e dove poteva contare su una fitta rete di amici e connazionali disposti a nasconderlo. E proprio nel capoluogo umbro, i poliziotti lo hanno rintracciato e bloccato, smantellando di fatto la sua latitanza e riportandolo a Roma per essere associato nello stesso istituto penitenziario. Questo giovane, in particolare, era già finito in manette il 20 dicembre scorso per una rapina commessa sempre nell’area della stazione Termini, ed era stato sottoposto all’obbligo di dimora proprio a Perugia, misura che aveva evidentemente eluso facendo ritorno nella capitale, dove era stato nuovamente fermato per ricettazione prima di rendersi irreperibile dopo l’aggressione al funzionario.

La dinamica e le condizioni della vittima

Secondo quanto ricostruito, la spedizione punitiva che ha quasi ucciso il 57enne sarebbe scaturita da uno scambio di persona, un equivoco tragico e insensato: il gruppo di giovanissimi magrebini, composto da sette od otto elementi, era alla ricerca dell’uomo che poco prima aveva avuto un alterco con una loro amica sotto i portici di piazza dei Cinquecento, e si è accanito sul primo malcapitato che ha incrociato, scambiandolo per il vero responsabile della lite. Una violenza che non trova alcuna giustificazione e che ha lasciato segni indelebili. Il funzionario, assistito costantemente dallo staff dell’Irccs Santa Lucia, è cosciente ma appare disorientato e, come riferito dai sanitari, non particolarmente orientato nel tempo e nello spazio. I suoi ricordi si fermano ai minuti precedenti l’uscita di casa, quando si era recato in farmacia. Nei primi giorni dopo il risveglio, ha chiesto notizie di un amico scomparso anni addietro, dimostrando una totale amnesia retrograda per i fatti recenti, compreso il pestaggio. La prognosi resta aperta e i medici non si esprimono sulle possibilità di recupero.

L’acquisizione probatoria e i precedenti

A incastrare i due diciannovenni, così come gli altri quattro già fermati nei giorni immediatamente successivi all’aggressione, sono stati elementi oggettivi e incrociati. Nel caso di uno dei due, fermato già 14 ore dopo i fatti nel quartiere San Paolo assieme a un altro complice, gli investigatori hanno potuto contare su un riscontro determinante: i due indossavano ancora gli stessi vestiti immortalati dalle telecamere di videosorveglianza di Termini durante il pestaggio. Le successive analisi dei loro telefoni cellulari e di ulteriori filmati hanno poi permesso di attribuire con certezza le singole responsabilità. Entrambi i ragazzi, cittadini tunisini e senza fissa dimora, vantano precedenti penali per reati contro il patrimonio e la persona, come furto, rapina, lesioni e resistenza a pubblico ufficiale, un profilo che si allinea perfettamente con quello degli altri componenti del branco già finiti in carcere. Restano ancora irreperibili altri due giovani, già identificati, che facevano parte del gruppo quella sera.

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