Torino, agente pestato a martellate: «Ho solo fatto il mio dovere»

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Dall’ospedale Molinette, dove è ricoverato in codice azzurro insieme ad altri cinque colleghi, Alessandro Calista, l’agente di ventinove anni del reparto mobile di Padova aggredito durante gli scontri di Torino, ha parlato con un filo di voce. «Sto bene e vi ringrazio per la vicinanza», ha detto, sottolineando come avesse semplicemente adempiuto al proprio compito. Le sue parole, essenziali e prive di retorica, arrivano dopo le immagini drammatiche che lo ritraggono circondato da una decina di manifestanti incappucciati, colpito ripetutamente a pugni e calci dopo essere caduto a terra, privato del casco e dello scudo. Uno di loro, brandendo un martello, è riuscito a colpirlo con forza su un fianco e sulle spalle, in un’aggressione la cui dinamica, se quei colpi si fossero diretti pochi centimetri più in alto, avrebbe potuto avere un esito irrevocabilmente tragico.

La dinamica dell’agguato in corso Regina Margherita

L’episodio, che si inserisce nel contesto teso del corteo indetto in risposta allo sgombero del centro sociale Askatasuna, è avvenuto in corso Regina Margherita nel pomeriggio. La scena, catturata in un video divenuto rapidamente virale, mostra l’agente isolato e accerchiato, in balia di una violenza metodica e rabbiosa. Dopo la caduta, il gruppo ha proseguito l’assalto, con qualcuno che ha continuato a colpire il a terra, mentre altri devastavano l’area circostante con vetrine infrante e un mezzo di servizio dato alle fiamme. L’intervento dei colleghi, accorsi per trarlo in salvo, ha interrotto l’agguato, permettendo di soccorrere l’uomo ferito, che è stato poi trasportato d’urgenza in ospedale.

Le reazioni politiche all’accaduto

Tra i primi a rilanciare quelle immagini, definendole inaccettabili, è stato Stefano Esposito, già senatore del Partito Democratico, da lungo tempo noto per le sue posizioni critiche verso gli ambienti antagonisti torinesi. Esposito, che in passato ha vissuto sette anni sotto scorta per le sue prese di posizione a favore della Tav, ha condannato senza mezzi termini non solo gli autori materiali dell’aggressione, ma anche chi, all’interno della sinistra, offre secondo lui una «copertura politica» a simili azioni. Le sue parole hanno puntato il dito contro una frangia violenta, definendola senza ambiguità «delinquenti», in un tentativo di isolare politicamente quei metodi che sfociano nella ferocia fisica contro le forze dell’ordine.

Il quadro delle indagini e il contesto della protesta

L’aggressione al poliziotto costituisce il picco più alto di una giornata di tensioni, segnata da atti di vandalismo e da un confronto particolarmente duro tra manifestanti e agenti, giunti a Torino con un consistente dispiegamento per presidiare la protesta. Le indagini, avviate immediatamente, sono ora concentrate sull’identificazione degli aggressori, tutti con il volto coperto, attraverso l’analisi dei filmati e il reperimento di testimonianze. L’episodio, per la sua gravità e per gli strumenti utilizzati, rappresenta una nuova, allarmante soglia nella conflittualità di piazza, riaccendendo il dibattito sulla sicurezza degli operatori in divisa chiamati a gestire cortei in cui si annidano nuclei dediti esclusivamente alla guerriglia urbana.

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