Gabriele Muccino svela "Le cose non dette", un film sui silenzi che separano le coppie
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Quando le parole, per logorio o per paura, smettono di scorrere tra due persone, ciò che resta è uno spazio carico di tutto l'inespresso. È in quel vuoto, paradossalmente così denso, che Gabriele Muccino ambienta il suo ultimo lavoro, "Le cose non dette", in uscita giovedì 29 gennaio. Tratto dal romanzo "Siracusa" di Delia Ephron, il film – che vanta un cast di primo piano con Stefano Accorsi, Miriam Leone, Claudio Santamaria e Carolina Crescentini – si propone di indagare, con la consueta attenzione per le dinamiche umane, quel momento critico in cui, all'interno di una coppia, il non detto prende il sopravvento sui sentimenti.
La poetica del regista tra letteratura e cinema
La scelta di adattare un'opera della sorella minore della più celebre Nora Ephron non è casuale, poiché permette a Muccino di approfondire una tematica a lui cara: l'esplorazione delle fragilità individuali e dei legami imperfetti. La pellicola, infatti, non racconta tanto una fine eclatante, quanto piuttosto una lenta e silenziosa corrosione, una progressiva incapacità di essere autentici, anche a costo di ferirsi. "Le cose che non diciamo sono spesso quelle che ci definiscono più di tutto il resto", ha osservato il regista, il quale ha anche spiegato come, in questa storia, il suo punto di vista cinematografico coincida in larga parte con quello del personaggio interpretato da Miriam Leone.
La colonna sonora affidata a Mahmood
A sigillare l'atmosfera emotiva del film contribuisce in modo significativo la canzone originale, che porta lo stesso titolo dell'opera ed è affidata alla voce e alla penna di Mahmood. La sua musica, capace di coniugare intimismo e pop contemporaneo, si inserisce a pieno titolo nel tessuto narrativo, dando ulteriore risonanza a quei sentimenti soffocati e a quelle verità taciute che costituiscono il nucleo della storia. La collaborazione artistica suggella un progetto, prodotto da Lotus e distribuito da 01 Distribution, che intreccia diverse forme di espressione attorno a un unico, centrale interrogativo.
Il tradimento verso se stessi
Come ha sottolineato Stefano Accorsi, uno dei protagonisti, il fulcro della riflessione non è necessariamente un tradimento coniugale in senso stretto, ma qualcosa di più sottile e forse più insidioso: "Il tradimento peggiore è verso se stessi". Il film sembra quindi costruirsi attorno a questa premessa, mostrando come la rinuncia a comunicare, dettata dall'abitudine o dalla stanchezza, finisca per tradire la propria verità interiore. Ciò che ne deriva è un allontanamento progressivo, non tanto fisico quanto emotivo, dove i personaggi, pur condividendo la stessa esistenza, smarriscono la capacità di vedersi e di ascoltarsi davvero.




