Siccità in Italia, il Po si riduce a un'autostrada di sabbia e i laghi del Nord toccano i minimi storici
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Redazione Interno
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Dal fiume Po ai grandi laghi del Nord Italia, la crisi idrica che sta colpendo il Paese in questa torrida estate del 2026 si configura come una delle più gravi degli ultimi decenni. Le ripetute ondate di calore, unite a una scarsità di piogge senza precedenti, stanno mettendo a dura prova le riserve idriche nazionali, con conseguenze che vanno dall'agricoltura alla produzione di energia elettrica.
A fotografare la situazione, ormai definita di "siccità severa", è l'ultimo rapporto dell'Osservatorio Anbi sulle Risorse Idriche, che dipinge uno scenario a tratti drammatico per il combinato di temperature elevate e assenza prolungata di precipitazioni. Il bacino del Po, in particolare, continua a destare fortissima preoccupazione, con la sua portata ridotta di oltre due terzi e i livelli idrometrici che toccano valori record negativi, tanto da far apparire il letto del fiume come un'autostrada di sabbia.
Il Po e i grandi laghi del Nord: una situazione critica
La situazione nel bacino del Po rimane estremamente critica, come confermato dall'Osservatorio Permanente sugli Utilizzi Idrici del Distretto del fiume Po, riunito sotto il coordinamento dell'Autorità di Bacino Distrettuale. L'organismo ha mantenuto il livello di severità idrica "alta" per l'intero distretto, segnalando che i flussi del fiume sono ai minimi storici, con una riduzione che oscilla tra il 74% in Lombardia e in Emilia-Romagna e l'80% in Piemonte.
Questo scenario, aggravato da temperature che a luglio sono state mediamente di 3 gradi superiori alla norma (con punte record di +3,3° nel Piemonte Settentrionale), sta mettendo in ginocchio interi comparti produttivi, in particolare quello agricolo, che soffre la mancanza d'acqua per le colture.
Non va meglio per i grandi laghi del Nord, che rappresentano un serbatoio idrico fondamentale. Secondo i dati Anbi, i volumi idrici trattenuti nei bacini settentrionali sono quasi esauriti. Il Verbano è al 6,7% di riempimento, il Lario al 5,9% e l'Iseo al 5,7%. Un dato leggermente migliore arriva dal Lago di Garda, che conserva ancora il 50% della propria capacità, ma la media complessiva della riserva idrica in Lombardia è di meno della metà rispetto ai valori consueti per questo periodo: si contano 798,5 milioni di metri cubi d'acqua contro una media di 1.623 milioni.
Anche i laghi vulcanici del Lazio non sono risparmiati, con i bacini di Albano, Nemi e Bracciano che si abbassano di 3 centimetri a settimana, mentre i livelli degli specchi lacustri viterbesi di Vico e Bolsena si riducono rispettivamente di 4 e 5 centimetri.
La crisi idrica nel Centro Italia e la situazione al Sud
La crisi idrica non risparmia neppure il Centro Italia, dove fiumi e laghi registrano livelli preoccupanti. Il lago Trasimeno in Umbria, a Polvese, si è abbassato di ulteriori 4 centimetri, avvicinandosi pericolosamente al record negativo degli ultimi sessant'anni. In Toscana, i livelli idrometrici dei fiumi sono in calo, con l'Ombrone che a Sasso d'Ombrone ha una portata di soli 1,37 metri cubi al secondo, inferiore sia alla media storica che al deflusso minimo vitale per l'ecosistema.
In Emilia-Romagna, l'accentuazione del regime torrentizio dei fiumi appenninici, condizionato dall'alternarsi di periodi asciutti e piogge violente, ha portato i bacini piacentini di Molato e Mignano a valori di riempimento tra i più bassi del quinquennio, rispettivamente all'8,9% e al 19,6%.
Una fotografia diversa, ma non per questo meno significativa, arriva dalle regioni meridionali, dove la situazione è meno critica ma non priva di difficoltà. In Basilicata, i principali bacini trattengono il 66% dei volumi autorizzati, mentre in Puglia, nonostante le piogge sulla penisola salentina siano state a luglio oltre l'80% inferiori alla media, gli invasi della Capitanata contengono ancora circa il 52% della capacità complessiva. In Sicilia, la situazione è decisamente migliore rispetto all'anno scorso, con il 59% d'acqua in più e gli invasi pieni almeno al 70%.
La Sardegna, grazie alle piogge vernino-primaverili, ha serbatoi che contengono mediamente il 73,38% dell'acqua invasabile, nonostante un deficit pluviometrico in alcune aree dell'isola superiore all'80% nel mese di luglio. Le condizioni più preoccupanti rimangono quindi concentrate al Nord e in alcune aree del Centro, dove la siccità sta assumendo i contorni di un'emergenza nazionale.
La contesa per l'acqua residua tra agricoltura ed energia
Uno degli aspetti più critici evidenziati dagli esperti riguarda la contesa per l'acqua ancora disponibile. Secondo Legambiente Lombardia, la poca acqua che resta è in gran parte stoccata nelle dighe idroelettriche di montagna, e ora l'agricoltura e il settore energetico se la contendono. Il dato è rivelatore: escludendo il lago di Garda, circa il 70% dell'acqua ancora disponibile in Lombardia si trova proprio negli invasi idroelettrici.
Questa concorrenza tra usi civili, agricoli e produttivi evidenzia la fragilità di un sistema che, in assenza di piogge significative, si trova a dover razionare una risorsa sempre più preziosa. Le temperature torride, con malori e accessi al pronto soccorso in aumento, aggravano ulteriormente un quadro che molti definiscono ormai un vero e proprio disastro, con il Po ridotto a una striscia di sabbia e le colture che soffocano in un'estate che verrà ricordata come una delle più difficili dell'ultimo periodo.
L'assenza di precipitazioni, con luglio che ha fatto registrare deficit pluviometrici fino al 54% in Piemonte e oltre l'80% in alcune aree del Sud, non lascia presagire un miglioramento a breve termine. Le autorità competenti monitorano costantemente l'evolversi della situazione, mentre il dibattito sulle strategie da adottare per la gestione delle risorse idriche si fa sempre più acceso.
L'alternarsi di periodi di siccità e piogge violente, che caratterizza ormai il regime di molti fiumi appenninici, è un segnale che impone una riflessione più ampia sulla capacità di adattamento del Paese a un clima che cambia, mettendo in discussione le certezze di un intero sistema economico e ambientale.
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