Omicidio Resinovich, il marito Visintin non rientra a casa: l’alibi sotto accusa

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Sebastiano Visintin, il marito di Liliana Resinovich – la donna scomparsa il 14 dicembre 2021 e il cui corpo fu ritrovato senza vita sul Carso triestino – non ha fatto ritorno a Trieste dopo il weekend trascorso in Austria. Da martedì scorso, il suo nome è iscritto nel registro degli indagati per l’omicidio della moglie, circostanza che ha scatenato un inevitabile clamore mediatico. Nonostante le troupe televisive presidino l’abitazione della coppia, Visintin, 73 anni, sembra essersi sottratto all’attenzione pubblica, senza che ciò implichi necessariamente una fuga.

La sua assenza coincide con una fase cruciale delle indagini, che potrebbero portare al suo interrogatorio già nei prossimi giorni. Visintin, secondo quanto riferito, avrebbe trascorso il fine settimana tra la Carinzia e il tarvisiano, dedicandosi a escursioni in bicicletta e facendo tappa al lago del Predil. In un selfie inviato alla trasmissione Ore 14 di Rai2, ha mostrato un’espressione tranquilla, accompagnata da un pollice alzato e un abbigliamento sportivo, come a sottolineare una routine apparentemente normale.

Proprio questa immagine di serenità, però, stride con le incongruenze emerse nelle indagini. Uno degli elementi chiave è il video girato con una GoPro, presentato da Visintin come alibi per dimostrare la sua presenza sul Carso la mattina della scomparsa di Liliana. Quel filmato, inizialmente considerato una prova a suo favore, si è rivelato un’arma a doppio taglio: gli inquirenti hanno sequestrato abiti nella sua abitazione, le cui trace sarebbero compatibili con quelle rinvenute sul corpo della vittima. Se confermato, questo dettaglio minerebbe la credibilità delle sue versioni.

La perquisizione nella casa di Visintin ha portato al sequestro di ulteriori indizi, sui quali la procura di Trieste sta lavorando per ricostruire una cronologia precisa dei fatti. Quello che emerge è un quadro in cui le certezze iniziali – comprese le dichiarazioni dello stesso indagato – vengono progressivamente scardinate da riscontri tecnici. Intanto, la sua prolungata assenza alimenta interrogativi, sebbene non vi siano elementi per ipotizzare un’evasione.

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