SpaceX sbarca nel Nasdaq 100, effetto valanga sugli acquisti passivi

SpaceX sbarca nel Nasdaq 100, effetto valanga sugli acquisti passivi
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Redazione Economia Redazione Economia   -   È ufficiale: da oggi, 7 luglio 2026, SpaceX fa parte del Nasdaq 100, l'indice che raggruppa le cento maggiori aziende non finanziarie quotate sul listino tecnologico americano. Un ingresso che, a dir poco, ha del clamoroso, se si considera che il colosso spaziale di Elon Musk è approdato a Wall Street solo il 12 giugno scorso. In pratica, ci sono voluti appena quindici giorni di negoziazione, un lasso di tempo che frantuma ogni record precedente per l'inclusione in questo prestigioso paniere.

Un'accelerazione resa possibile dalle nuove regole introdotte proprio quest'anno dal Nasdaq, che hanno creato una sorta di "corsia preferenziale" per le mega-IPO come quella di SpaceX, riducendo drasticamente i tempi di attesa rispetto al passato.

L'effetto traino dei fondi passivi e la scommessa di Cathie Wood

L'ingresso in un indice così seguito non è mai una formalità, e nel caso di SpaceX si traduce in un vero e proprio tsunami di denaro. A livello globale, i prodotti di investimento legati al Nasdaq 100 gestiscono capitali per centinaia di miliardi di dollari, e tutti questi fondi, dagli ETF ai prodotti assicurativi, sono ora costretti ad acquistare le azioni della società per replicare fedelmente l'indice. Secondo le stime di JPMorgan, solo l'inclusione nel Nasdaq 100 innescherà un flusso passivo di circa 4,3 miliardi di dollari.

Una cifra che, se si considera la quantità limitata di azioni effettivamente in circolazione – il cosiddetto "flottante" – potrebbe avere un impatto notevole sul prezzo del titolo, alimentando le pressioni al rialzo. Tra i primi a muoversi, c'è la famosa gestrice Cathie Wood, la cui società ARK Invest ha incrementato le proprie posizioni long su SpaceX per quasi un milione di dollari proprio alla vigilia dell'evento, un segnale che non passa certo inosservato.

La sfida della valutazione e il muro della redditività

Se da un lato l'inclusione nell'indice rappresenta una manna dal cielo per gli azionisti, dall'altro apre un capitolo ben più complesso, quello della valutazione reale di SpaceX. Le banche d'affari, terminate le settimane di silenzio, hanno iniziato a diffondere le loro prime analisi, con target di prezzo che variano significativamente a seconda delle prospettive sul business: Morgan Stanley si è spinta fino a 300 dollari, mentre Stifel è più prudente con un obiettivo di 190 dollari.

Questo ampio ventaglio di stime fotografa perfettamente il nodo centrale: da un lato, c'è l'entusiasmo per il ruolo di SpaceX come infrastruttura spaziale e "frontiera dell'intelligenza artificiale"; dall'altro, pesano come un macigno i conti della società, che continua a bruciare miliardi di dollari. I dati parlano chiaro: nel solo primo trimestre del 2026, la perdita netta ha sfiorato i 43 miliardi di dollari, un dato che ha già sollevato più di un sopracciglio tra gli analisti.

Un ingresso record, ma l'S&P 500 resta lontano

La velocità con cui SpaceX è entrata nel Nasdaq 100 è stata favorita da una modifica storica delle regole, pensata per attrarre le maxi aziende tecnologiche. Non è andata, invece, allo stesso modo per un altro colosso degli indici, l'S&P 500: per entrare in quel paniere, infatti, è necessario aver chiuso quattro trimestri consecutivi in utile, un requisito che per ora SpaceX non soddisfa. La società, quindi, non potrà contare sull'effetto traino del benchmark americano per almeno un altro anno.

L'attenzione degli investitori, ora, è tutta concentrata sull'evoluzione del titolo nei prossimi giorni, mentre il mercato assorbe l'impatto degli acquisti passivi e si interroga sulla reale capacità di SpaceX di trasformare in profitti le sue ambizioni spaziali e nell'AI.

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