Così Trump mina l'alleanza tra Usa ed Europa che dura da 80 anni

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il panorama umano dello sfarzo nevrotico di Davos ha iniziato a cambiare, in modo meno teatrale ma non per questo meno significativo della caduta del Muro di Berlino, segnando una frattura profonda nell'architettura occidentale. Volodymyr Zelensky, il cui paese resiste da quattro anni a un’aggressione feroce, dubitava già di presenziare, intravedendo nella kermesse elvetica una possibile presa in giro per sé e per la nazione che rappresenta. A farsi vedere, dopo quattro anni di assenza, è invece tornato l’aggressore, la Russia, attraverso la figura di Kirill Dmitriev, un prodotto di Harvard e della finanza d’assalto globale oggi negoziatore per conto di Vladimir Putin, il quale si è presentato fra le nevi svizzere sbeffeggiando, non a caso, «il collasso del globalismo». Una scena che, al di là delle dichiarazioni di facciata sui colloqui «costruttivi» tenuti con le controparti statunitensi, ha drammaticamente sottolineato come gli equilibri geopolitici siano in fibrillazione, mentre sullo sfondo una scadenza cruciale, quella del 6 febbraio, incombe senza che un piano concreto sembri prendere forma.

Il rinvio del piano da 800 miliardi e le crepe transatlantiche

Proprio a Davos, l’annuncio atteso di un maxi-piano da 800 miliardi di dollari destinato alla ricostruzione dell’Ucraina è stato infatti rinviato, un intoppo che il Financial Times ha ricondotto, citando sei funzionari, ai disaccordi sorti tra Stati Uniti ed Europa su due fronti inaspettati: la questione della Groenlandia e il Board of peace proposto dagli americani per Gaza. Si tratta di ostacoli che, se apparentemente distanti dal teatro di guerra ucraino, stanno di fatto erodendo la compattezza del fronte occidentale, dimostrando come le priorità di Washington possano divergere in modo netto da quelle delle capitali europee. La stessa ricostruzione di Kiev, un'opera faraonica e simbolica, rischia così di slittare in secondo piano, diventando una pedina in una partita molto più ampia i cui confini si sono allargati ben oltre i campi di battaglia dell’Est Europa.

La questione Groenlandia e l'ombra della nuova amministrazione Usa

La persistente volontà del presidente Donald Trump di acquisire la Groenlandia, un territorio autonomo danese, si è trasformata in un nodo diplomatico di prima grandezza, capace di inquinare il clima di fiducia necessario per impegni congiunti di lunga lena. Quel tentativo, percepito come un retaggio di un’epoca coloniale superata, ha creato un attrito politico che ora si riverbera, in modo quasi paradossale, sulla capacità di trovare un accordo unitario per sostenere l’Ucraina nel suo sforzo di rinascita. L’Europa, da parte sua, osserva con crescente apprensione le mosse unilaterali della Casa Bianca, consapevole che la solidità dell’alleanza atlantica, pilastro degli ultimi ottant’anni, non può più essere data per scontata quando gli interessi nazionali vengono branditi con tale baldanza.

Un board per Gaza che divide invece di unire

Parallelamente, le difficoltà nel far convergere le posizioni sul Board of peace per Gaza, un’iniziativa statunitense, assorbono energie politiche e capitale diplomatico in un momento in cui, teoricamente, tutte le risorse dovrebbero essere concentrate sulla risposta all’invasione russa. Questo scontro, che potrebbe apparire come un tecnicismo negoziale, è invece sintomatico di una divergenza di visione strategica fondamentale, dove la gestione dei conflitti e degli aiuti internazionali non segue più un copione condiviso. Il risultato è un immobilismo pericoloso, che lascia Kiev in attesa di un sostegno economico vitale per il suo futuro, mentre a Davos si discute d’altro e la controparte russa si gode lo spettacolo di un Occidente in disaccordo con se stesso.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.