Agrisolare, dal 10 marzo i fondi per il fotovoltaico in azienda

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Ottocento milioni di euro aggiuntivi, destinati a chi opera nel settore primario e in quello della trasformazione agroalimentare, andranno a incrementare la dotazione del Parco Agrisolare. La misura, che prende il via il prossimo 10 marzo, consente alle imprese di accedere a contributi a fondo perduto per l’installazione di impianti fotovoltaici e infrastrutture di ricarica, con l’obiettivo dichiarato di abbattere i costi in bolletta senza però intaccare il terreno agricolo. Le domande, stando a quanto pubblicato sul sito del ministero dell’Agricoltura, potranno essere inviate fino al 9 aprile, e le risorse stanziate, che affluiscono al già cospicuo tesoro del Pnrr, portano il totale complessivo a 3,15 miliardi di euro -1-3-7.

Il meccanismo dell’incentivo e i vincoli strutturali

Il cuore dell’intervento, che prevede un contributo in conto capitale che può arrivare all’80% della spesa ammessa, risiede nella possibilità di posare i pannelli esclusivamente sulle coperture degli edifici a uso produttivo: stalle, cantine, magazzini e serre rientrano a pieno Titolo tra le strutture interessate -2-8. Resta in vigore, invece, il divieto di realizzare impianti a terra, anche laddove si tratti di appezzamenti non coltivati o ormai improduttivi; una scelta, questa, che mira a preservare la superficie agricola dalla cosiddetta cementificazione silenziosa, quella provocata cioè non dai palazzi ma dalle infrastrutture energetiche. Se i pannelli fossero stati collocati a terra, hanno calcolato dal Masaf, si sarebbero sacrificati circa tremila ettari di suolo, che invece rimangono destinati alla coltivazione o, comunque, alla loro vocazione originaria -1-7.

I numeri delle precedenti edizioni e l’impatto sul Mezzogiorno

Con i fondi già erogati, pari a 2,35 miliardi, sono stati finanziati oltre 23mila progetti, e la potenza installata da fonti rinnovabili ha quadruplicato l’obiettivo iniziale, passando da 375 a piú di 1.500 megawatt -3-7. Di questi, circa mille megawatt risultano già operativi, grazie al completamento dei lavori da parte di piú di 15mila aziende. Il nuovo bando, che vale all’incirca 800 milioni, dovrebbe consentire l’accesso agli incentivi a qualcosa come 4mila o 6mila imprese in piú, con una ricaduta particolarmente significativa attesa per le regioni del Sud. In Campania, per fare un esempio, l’aumento di capacità produttiva ha raggiunto il 120%, in Molise il 112% e in Puglia si è attestato al 76%, numeri che testimoniano una vivacità d’investimento tutt’altro scontata nel comparto -7-8.

Gli interventi collaterali e la gestione dell’amianto

Accanto alla produzione di energia, la misura finanzia anche tutta una serie di opere accessorie che spaziano dalla coibentazione delle coperture all’installazione di colonnine per la ricarica dei veicoli, passando per la rimozione dell’amianto ancora presente su molti fabbricati rurali. Su questo fronte, i risultati dei bandi precedenti parlano di 3,6 milioni di metri quadrati di materiale nocivo smaltiti, una quantità che rappresenta circa il 2,4% dell’amianto censito a livello nazionale -7-8. Non secondario, poi, il capitolo dei sistemi di accumulo: ne risultano finanziati oltre 17mila, per una capacità complessiva di 721 megawatt, pari al 7,9% dell’intero stoccaggio energetico italiano registrato dal Gse nel corso del 2024 -8. La gestione operativa della misura, come per le precedenti edizioni, sarà affidata al Gestore dei Servizi Energetici, che curerà l’istruttoria e l’erogazione dei contributi attraverso il proprio portale -2-6.

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