Regioni italiane pronte a contestare il decreto sulle liste di attesa
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Redazione Interno
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Le Regioni italiane stanno valutando l'opzione di presentare un ricorso contro il decreto sulle liste di attesa, se approvato nella sua forma attuale. La preoccupazione principale è che l'articolo 2 del decreto potrebbe ledere le competenze regionali.
Il contesto politico
Fonti politiche rivelano che quasi tutte le Regioni sono pronte a presentare un ricorso, sostenendo che il decreto e in particolare l'articolo 2, potrebbero ledere le loro competenze. C'è una preoccupazione palpabile che una legge ordinaria possa esercitare competenze che dovrebbero essere regionali. Il timore è che in futuro, anche in altri settori, si potrebbero scavalcare le competenze delle Regioni.
La posizione di Alessio D'Amato
Alessio D'Amato, membro del partito Azione, ha sollevato dubbi sul decreto sulle liste di attesa, sottolineando questioni di competenza e risorse. Ha suggerito che il governo farebbe bene a ritirare il decreto per evitare inutili conflitti. Ha inoltre espresso perplessità sulla posizione assunta dalla Regione Lazio, che risulta isolata e ininfluente nella conferenza delle Regioni.
La reazione delle regioni
Le regioni, comprese quelle governate dal centrodestra, sono pronte a presentare un ricorso contro il decreto sulle liste d'attesa, che ritengono leda le loro competenze in materia di sanità. Questa preoccupazione è alla base dell'emendamento proposto dal partito Lega, guidato da Romeo, che chiede la soppressione dell'articolo 2 del provvedimento.
L'innovazione nel decreto
Uno degli emendamenti di maggioranza al decreto sulle liste di attesa propone un'innovazione significativa: estendere fino a 72 anni l'età pensionabile per i medici e permettere a tutto il personale, compresi gli infermieri, di restare in servizio fino a 70 anni. Questa proposta potrebbe portare a scenari in cui un infermiere di settant'anni accoglie un paziente per una visita specialistica o un esame, e lo porta dal medico, che ha 72 anni.




