Decreto Ia, Benifei: “Ue dovrebbe contestare la procedura d'urgenza sul riconoscimento facciale”

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Una telecamera puntata su una piazza, si sa, non cambia aspetto quando le si abbina un software di intelligenza artificiale. Eppure, è proprio quell’elemento – all’apparenza statico – a trasformare radicalmente la propria natura: il dispositivo, ora, può confrontare un volto con un intero archivio, può ricostruire gli spostamenti di chi passa e può farlo in tempo reale, trasformando l’osservazione passiva in un atto investigativo attivo.

Attorno a questa specifica capacità tecnica si concentra la parte più discussa dei due decreti attuativi della legge 132 del 2025, che il Consiglio dei ministri ha approvato in esame preliminare nella giornata di mercoledì 10 giugno, con l’obiettivo dichiarato di adeguare l’ordinamento italiano all’AI Act – quel regolamento europeo sull’intelligenza artificiale entrato in vigore nell’agosto del 2024.

Le regole per le forze dell’ordine e il nodo della sorveglianza

Il pacchetto normativo, come si legge nel comunicato di palazzo Chigi, si fonda su un principio “antropocentrico”: l’intelligenza artificiale può e deve sostenere decisioni, servizi e competitività, ma senza mai sostituire la responsabilità umana né comprimere i diritti fondamentali dei cittadini. È in quest’ottica che si inserisce la disciplina, per la prima volta organica, dell’uso dell’Ia da parte delle forze di polizia.

Il Viminale, forte di questa cornice, punta a potenziare il contrasto al terrorismo, soprattutto dopo episodi come quello di Modena, dove un uomo si è lanciato contro la folla riaccendendo l’allarme sicurezza. Tuttavia, è proprio sull’identificazione biometrica in tempo reale – permessa solo in casi eccezionali come minacce gravi o ricerca di persone scomparse – che si gioca la partita più delicata.

La critica di Benifei: urgenza e attrito con Bruxelles

Se da un lato il Guardasigilli Nordio spiega la necessità di un nuovo reato (l’articolo 437-bis del codice penale) per punire l’omessa adozione di misure di sicurezza nei sistemi ad alto rischio, dall’altro l’europarlamentare Brando Benifei – che dell’AI Act è stato relatore e che guida la commissione parlamentare Ue per la sua attuazione – alza un muro di critiche. Benifei, in particolare, contesta la “procedura d’urgenza” scelta dall’esecutivo italiano per introdurre le norme sul riconoscimento facciale.

Secondo l’esponente del Parlamento europeo, una corsia preferenziale di questo genere rischia di entrare in attrito con le regole comunitarie, le quali richiedono invece un bilanciamento certamente più ponderato tra esigenze di sicurezza e tutela delle libertà individuali, un equilibrio che non può essere calpestato da un provvedimento varato in fretta e furia.

Tutele e divieti: niente “Grande Fratello”

Il governo, per bocca del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, ha più volte ribadito che non si tratta di istituire un “Grande Fratello” generalizzato: l’identificazione in tempo reale richiederà un doppio vaglio (questura e autorità giudiziaria), i dati biometrici non potranno essere conservati oltre i sette giorni se non per casi specifici, e nessuna decisione negativa per il cittadino potrà mai basarsi esclusivamente su un responso algoritmico. Per Benifei, invece, questi paletti non bastano.

Sebbene la legge vieti la profilazione di massa e la raccolta indiscriminata di immagini dal web, il rischio di un uso distorsivo della tecnologia – sostiene l’eurodeputato – rimane alto proprio a causa della velocità con cui si è voluto legiferare. Una velocità che, nelle sue intenzioni critiche, tradisce quella prudenza che Bruxelles si aspetta dagli Stati membri quando si toccano strumenti intrusivi come la raccolta di dati biometrici.

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