Meta scansiona foto e ossatura, l’IA cerca i minorenni su Instagram e Facebook (ma non è riconoscimento facciale)

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L’ennesima stretta di Meta sulla verifica anagrafica degli utenti, almeno stando alle ultime dichiarazioni rilasciate dal colosso guidato da Mark Zuckerberg, passa attraverso un utilizzo massiccio e, per certi versi, inedito dell’intelligenza artificiale. La società, che deve fare i conti con le contestazioni dell’Unione Europea riguardo alla protezione dei minori sul digitale, ha infatti annunciato il potenziamento dei sistemi di “age assurance” su Instagram e Facebook, introducendo l’analisi visiva di foto e video. L’obiettivo, dichiarato in un post ufficiale dell’azienda, è quello di individuare in modo proattivo gli account riconducibili a ragazzi sotto i tredici anni – una fascia d’età per la quale i servizi non sono tecnicamente autorizzati – o, quantomeno, per collocare gli adolescenti, veri o presunti tali, all’interno dei binari più rigidi dei “Teen Accounts”. La novità, che arriva dopo una fase di test in altri mercati, trova ora applicazione pratica su Instagram nei ventisette Paesi dell’Unione Europea e in Brasile.

Altezza, struttura ossea e compleanni: come l’algoritmo sostituisce l’autocertificazione

Per capire la portata del cambiamento, è necessario guardare oltre le rassicurazioni di facciata contenute nella nota stampa. Meta, in questo caso, non si limita più a incrociare dati testuali o a monitorare le interazioni tra utenti. Il sistema, come specificato dall’azienda per evitare fraintendimenti – “non è riconoscimento facciale”, hanno più volte ribadito i portavoce – sfrutterà un algoritmo in grado di scandagliare i contenuti multimediali alla ricerca di indizi fisiognomici. L’intelligenza artificiale, in particolare, proverà a stimare l’età osservando elementi generali come l’altezza o la struttura ossea del soggetto ritratto; lo stesso meccanismo scansionerà anche le didascalie per intercettare riferimenti a feste di compleanno o a voti scolastici, segnali questi ultimi che difficilmente sfuggono a un adulto che mente sulla propria data di nascita.

Si tratta, lo si capisce bene, di un salto qualitativo notevole rispetto alla semplice verifica basata sull’autocertificazione – quella che permetteva a qualsiasi ragazzino di cliccare su “maggiorenne” per aggirare i blocchi – e che trasforma la piattaforma in una sorta di controllo di polizia virtuale. Se l’algoritmo sospetta che l’utente abbia meno di tredici anni, il profilo verrà disattivato in automatico; a quel punto, per evitare la cancellazione definitiva dell’account, il malcapitato dovrà dimostrare la propria età reale attraverso un documento d’identità o altri sistemi di verifica esterni. Per gli utenti considerati “teen”, invece, scatteranno le protezioni degli account riservati agli adolescenti, che limitano la messaggistica con sconosciuti e rendono il profilo privato di default.

Le scadenze del rollout tra Usa, Brasile e il nodo irrisolto dell’Europa

La tempistica dell’implementazione, delineata da Meta in concomitanza con l’annuncio, segue un cronoprogramma serrato ma non privo di asimmetrie. Su Instagram, come detto, la tecnologia è già operativa nei Ventisette e in Brasile. Tuttavia, per quanto riguarda Facebook – l’altra costola dell’impero di Zuckerberg – l’espansione parte innanzitutto dagli Stati Uniti, dove la funzione debutterà in queste ore, mentre per il Regno Unito e l’Unione Europea bisognerà attendere il prossimo mese di giugno. Questa gradualità, che lascia intendere una certa complessità nell’adeguamento alle normative locali, arriva inoltre in un contesto giudiziario particolarmente caldo per la multinazionale.

Bruxelles, infatti, ha recentemente emesso delle conclusioni preliminari piuttosto dure nei confronti di Meta, accusandola di non aver fatto abbastanza per impedire l’accesso ai minori di tredici anni sulle sue piattaforme, violando di fatto il Digital Services Act. La Commissione, da parte sua, contesta proprio la dipendenza della società dall’età dichiarata dagli utenti; una dipendenza che, secondo l’esecutivo europeo, rende inefficaci i controlli. Non stupisce, quindi, che l’accelerazione impressa da Meta sull’analisi visiva arrivi a stretto giro di posta rispetto a queste contestazioni, quasi come una risposta tecnica a un’accusa politica e regolatoria.

L’analisi visiva come frontiera: efficacia o sorveglianza di massa?

Nonostante le rassicurazioni fornite dai vertici aziendali – i quali tengono a sottolineare che l’accuratezza del sistema di analisi visiva è attualmente limitata ad alcuni Paesi selezionati, in attesa di un rollout globale più ampio – restano sul tavolo alcune questioni di fondo legate alla privacy e alla mera efficacia dello strumento. L’intelligenza artificiale, scrutando foto e video per dedurre l’età dalla conformazione fisica di una persona, si addentra in un terreno minato: quello dei dati biometrici. Sebbene Meta escluda che si tratti di identificazione facciale, la distanza tra “stimare l’età” e “creare un profilo biometrico dell’utente” è meno netta di quanto vorrebbero far credere i comunicati ufficiali.

Inoltre, Meta ha annunciato un’estensione di queste protezioni anche ai genitori, i quali riceveranno notifiche mirate per aiutarli a verificare l’età dei figli, unitamente a consigli su come affrontare il discorso dell’onestà anagrafica online. L’azienda, dal canto suo, continua a spingere per una legislazione esterna che imponga agli app store – come quelli di Apple e Google – di farsi carico della verifica dell’età a monte, scaricando su di loro la responsabilità del controllo. In attesa che il legislatore si muova, però, Zuckerberg gioca la carta dell’occhio artificiale: un arbitro che, scrutando le ossa e i confetti di una torta virtuale, prova a stabilire chi ha il diritto di restare e chi, invece, deve essere sbattuto fuori dal salotto digitale.

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