Riconoscimento facciale in aeroporto, il Garante della Privacy precisa: "Nessun divieto assoluto"

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il Garante per la protezione dei dati personali è intervenuto con un provvedimento per chiarire le modalità di utilizzo lecito dei sistemi di riconoscimento facciale negli scali aeroportuali, operazione che ha suscitato non poche perplessità in merito alla tutela delle informazioni biometriche dei passeggeri. A essere bloccato, in via provvisoria, non è il riconoscimento facciale in sé, bensì la specifica tecnologia implementata da Sea, la società che gestisce gli aeroporti di Milano Linate e Roma Fiumicino. Il servizio di "Face Boarding", che consentiva l’imbarco mostrando il solo volto senza esibire documenti, è dunque temporaneamente sospeso.

Attraverso una nota esplicativa, l’Autorità ha precisato che il ricorso a tali tecnologie è da considerarsi permesso, a patto però che si adottino soluzioni diverse e conformi alla disciplina europea. Il fulcro della questione, spesso oggetto di fraintendimenti, risiede nell’equilibrio tra la semplificazione delle procedure per i viaggiatori e la protezione dei loro dati personali, con particolare riferimento a quelli biometrici, che richiedono tutele rafforzate. Il provvedimento numero 489, emesso l'11 settembre, impone infatti a Sea una limitazione provvisoria del trattamento.

Il Garante ha colto l’occasione per delineare i corretti limiti operativi, sottolineando l’indispensabilità di soluzioni che pongano i passeggeri in pieno controllo dei propri dati, garantendo al contempo massima sicurezza e trasparenza. Ciò significa che qualsiasi sistema futuro dovrà essere progettato per minimizzare i rischi, evitando la conservazione non necessaria delle informazioni e assicurando che i principi del Regolamento generale sulla protezione dei dati, noto come GDPR, vengano rispettati in ogni loro parte.

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