Pensioni, dal 2027 ci vorranno tre mesi in più, ma non per tutti: ecco chi si salva

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il governo, che ha ottenuto il via libera delle Camere sul piano dei conti, ha intenzione di applicare un freno parziale e progressivo all’aggiornamento automatico dei requisiti pensionistici, il cui meccanismo è legato all’aumento della speranza di vita. Una misura, questa, che si articolerà in due fasi distinte e che andrà a modificare, seppur temporaneamente, un percorso già delineato dalla normativa vigente. L’intervento, come si evince dalla risoluzione di maggioranza approvata ieri, mira a diluire nel tempo l’impatto dell’adeguamento, il quale, se applicato integralmente, comporterebbe un innalzamento immediato dei parametri anagrafici e contributivi.

I lavoratori coinvolti nell'aumento del 2027

Sono circa centosettantamila, secondo le proiezioni dell’Inps, i lavoratori che nel 2027 si troveranno a dover lavorare tre mesi in più per accedere alla pensione; costoro, pur avendo maturato i 42 anni e 10 mesi di contributi – requisito che per le donne scende a 41 anni e 10 mesi – non avranno compiuto i 64 anni di età entro l’anno di riferimento. Per loro, l’ingresso nel mondo pensionistico subirà uno slittamento, una proroga che il governo cerca ora di mitigare, introducendo una sterilizzazione di uno dei tre mesi di aumento inizialmente previsti. Si tratta, in buona sostanza, di una prima modifica a un sistema che altrimenti procederebbe in modo automatico, un correttivo che interrompe, seppur brevemente, la corsa verso l’innalzamento dell’età.

Le dichiarazioni della segretaria della Cisl

“Noi non siamo favorevoli a che aumenti” l’età pensionabile, ha dichiarato Daniela Fumarola, segretaria generale della Cisl, parlando a margine di un’iniziativa a Firenze, “ma diciamo che bisogna aprire un confronto stabile, un confronto su tutta la materia pensionistica”. La posizione del sindacato, che pure riconosce la necessità di un dibattito organico, si pone in contrasto con la prospettiva di un innalzamento meccanico dei requisiti, sottolineando come la questione debba essere affrontata in maniera più ampia e strutturata, senza limitarsi a interventi puntuali che rischiano di gravare in modo disomogeneo sui lavoratori.

La seconda fase e le criticità future

La seconda tappa dell’intervento è prevista per l’anno successivo, il 2028, quando è atteso un ulteriore stop, di uno o di entrambi i mesi restanti, il quale completerebbe la sospensione temporanea del meccanismo. Parallelamente, si rende necessario lavorare a una norma di salvaguardia per coloro che, dovendo lavorare il trimestre aggiuntivo, compiono i 64 anni durante quel periodo. Anche l’ipotesi di introdurre aumenti più graduali, con un solo mese in più per tutti nel 2027 e uno o due mesi l’anno seguente, presenta delle criticità, considerato che nel 2029 la speranza di vita a 65 anni – che nel 2024 si attestava a 21,2 anni – è prevista in ulteriore aumento, con il conseguente scatto automatico dell’età pensionabile di altri due mesi, portando così il requisito per la vecchiaia a 67 anni e 5 mesi e quello per la pensione anticipata a 43 anni e 3 mesi di contributi.

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