Franchising ed errori sul Pos, i chiarimenti del Fisco sul collegamento con i registratori telematici

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Con la piena operatività del nuovo servizio online per l’abbinamento tra sistemi di pagamento e strumenti di certificazione fiscale, scattata lo scorso 5 marzo, l’Agenzia delle Entrate continua a mettere a punto il quadro operativo di una misura, quella introdotta dalla Legge di Bilancio 2025, che mira a rendere coerenti i flussi degli incassi elettronici con quelli dei corrispettivi giornalieri. L’obbligo, che non richiede alcuna connessione fisica tra i dispositivi ma si sostanzia in un mero abbinamento logico da registrare nell’area riservata del portale “Fatture e Corrispettivi”, si arricchisce ora di due importanti precisazioni fornite dall’Amministrazione finanziaria con le FAQ pubblicate il 10 marzo. Gli ultimi chiarimenti, andando a toccare aspetti applicativi piuttosto specifici, offrono una soluzione a casistiche che, se trascurate, avrebbero potuto creare non pochi grattacapi a contribuenti e professionisti.

La procedura manuale per rimediare ad un errore o per gestire i rapporti di affiliazione commerciale

Uno dei primi nodi che il Fisco ha inteso sciogliere riguarda l’ipotesi in cui un esercente, magari in fase di prima esplorazione delle funzionalità messe a disposizione sulla piattaforma, abbia erroneamente comunicato la restituzione di un terminale Pos, escludendolo di fatto dall’elenco di quelli disponibili per il collegamento. Una volta che un dispositivo viene contrassegnato come restituito, infatti, scompare dal novero di quelli selezionabili, impedendo di fatto l’abbinamento con il registratore telematico. La soluzione, come chiarito dall’Agenzia, esiste ed è alla portata degli utenti, i quali potranno ovviare all’inconveniente inserendo manualmente, attraverso l’apposita funzione del portale, i dati identificativi del Pos che era stato erroneamente cestinato, rendendolo nuovamente eleggibile per la procedura di associazione.

Parallelamente, e con un impatto potenzialmente ancora più pervasivo, l’Amministrazione è intervenuta per fare chiarezza su un modello organizzativo assai diffuso, quello della rete in franchising. Il dubbio, sollevato da più parti, riguardava la posizione dell’affiliato che, pur utilizzando un registratore telematico intestato alla propria partita Iva per certificare i corrispettivi, impiega per l’incasso un terminale di pagamento che, per scelte contrattuali o logistiche del network, risulta formalmente intestato alla società franchisor.

La titolarità del terminale non esime dall'adempimento, conta la riconducibilità dell'incasso

Ebbene, sul punto, la risposta delle Entrate non ammette deroghe. L’obbligo di collegamento sussiste anche in questa particolare configurazione, non rilevando, agli occhi del Fisco, la titolarità formale dello strumento di pagamento quanto piuttosto la sua effettiva utilizzazione per incassare corrispettivi che vengono poi certificati dal registratore telematico dell’affiliato. In buona sostanza, il principio di fondo è che la tracciabilità e la coerenza dei flussi non possono essere inficiate da accordi privatistici tra le parti. Ne consegue che, per il franchisee, l’operazione da compiere è la medesima prevista per la correzione dell’errore materiale: trovandosi il Pos del franchisor non censito tra i dispositivi nella propria disponibilità anagrafica, l’esercente dovrà procedere al suo inserimento manuale, comunicando i dati necessari affinché il sistema lo renda abbinabile al proprio registratore telematico.

Si tratta, come è facile intuire, di un adempimento che sposta l’onere della corretta comunicazione in capo a chi materialmente maneggia il denaro, imponendo una verifica puntuale della strumentazione in uso, a prescindere da chi ne sia il proprietario formale. La mancata comunicazione, o un collegamento effettuato in modo incompleto, esporrebbero l’affiliato alle medesime sanzioni previste per qualsiasi altro esercente, ovvero quelle che vanno da 1.000 a 4.000 euro per l’omesso abbinamento, cui si aggiungono le ulteriori 100 euro per ogni trasmissione di dati errata o omessa, fino a un massimo di 1.000 euro a trimestre, senza dimenticare le possibili sanzioni accessorie come la sospensione della licenza.

Le nuove FAQ, pertanto, non introducono novità sostanziali, ma delimitano con maggiore precisione il perimetro dell’obbligo, adattandolo alle dinamiche concrete del commercio. Il messaggio che arriva agli operatori è chiaro: il collegamento deve essere effettuato per ogni Pos che materialmente processa pagamenti destinati a confluire in una partita Iva, a nulla valendo, in caso di controllo, eccezioni legate alla titolarità del device o a disguidi procedurali interni, superabili invece con un intervento diretto di censimento sulla piattaforma telematica.

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