James Talarico, l’ex seminarista che spaventa Trump: «Conquistiamo il Texas»

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Viso pulito, occhi castani aperti, capelli pettinati con la riga perfetta: James Talarico, 36 anni, si presenta come l’anti-star per eccellenza, il nuovo formato con cui i democratici centristi – reduci da anni di sconfitte in uno degli stati più conservatori d’America – sperano di strappare una vittoria storica. Figlio di una ragazza madre, abbandonato da un padre biologico alcolizzato e violento, Talarico ha studiato al seminario teologico presbiteriano di Austin, dove ha conseguito un master in teologia.

È proprio questa fede, dice lui a chi glielo chiede durante un passaggio newyorchese, a guidare la sua crociata contro il presidente Trump. Il tycoon, ormai stabilmente alla Casa Bianca da più di un anno, lo ha già attaccato duramente definendolo «un insulto a Gesù»; l’oggetto del contendere – al netto delle scomuniche teologiche che Talarico respinge al mittente – è la difesa dei diritti delle minoranze e un’idea di cristianesimo sociale che il candidato democratico contrappone alle politiche dell’amministrazione.

La lunga ombra di Paxton e la “vendetta” del presidente

Se Talarico rappresenta oggi la minaccia più concreta per il partito di Trump, lo si deve anche – paradossalmente – alla forza del presidente stesso. Martedì sera, in Texas, l’endorsement di Trump si è rivelato decisivo per far vincere il procuratore generale Ken Paxton nelle primarie repubblicane, con un margine schiacciante (oltre il 64% contro il 36% del senatore uscente John Cornyn).

Paxton, considerato moralmente corrotto dalla stessa stampa conservatrice, era sfuggito a un impeachment nel 2023 grazie alla sola solidarietà politica del Senato statale, aveva patteggiato una multa da 300 mila dollari per frode e si trova ora a gestire un divorzio burrascoso dopo 38 anni di matrimonio. Trump lo ha definito «un vero guerriero Maga» e ha aggiunto un altro scalpo alla sua personale “caccia alle streghe” interna al Grand Old Party, dopo le vittime eccellenti come il senatore Bill Cassidy in Louisiana e il deputato Thomas Massie in Kentucky.

Ma la tattica rischia di rivelarsi un’arma a doppio taglio, in un’elezione di midterm che il presidente – con la sua guerra contro l’Iran e le ricadute sul costo della vita – ha reso molto più complicata del previsto per i repubblicani.

I numeri di un fenomeno: 27 milioni di dollari dal basso

Lo storico organismo Cook Political Report ha già spostato il seggio senatoriale del Texas da “tendenzialmente repubblicano” a “contendibile”. Una boccata d’ossigeno per i democratici, che non vincono un’elezione statale in Texas dal 1994 e non portano un senatore a Washington dal lontano 1988. Talarico, che insegna in una scuola pubblica e rifiuta i toni urlati delle ali più estremiste del partito (da Bernie Sanders alla Ocasio-Cortez), ha costruito la sua ascesa sulle macerie della polarizzazione trumpiana.

La prova più evidente arriva dai conti: nei primi tre mesi dell’anno ha raccolto 40 milioni di dollari, di cui 27 milioni provenienti da piccole donazioni (una media di 50 dollari a testa) da parte di oltre 540 mila singoli contributori. Un record assoluto per una corsa senatoriale. Numeri che fanno tremare i vertici del GOP, costretti ora a dirottare risorse preziose in uno Stato che avrebbero dovuto blindare senza troppa spesa.

«Offende Gesù chi priva i malati di assistenza»

L’approccio comunicativo di Talarico è tanto semplice quanto, per i repubblicani, destabilizzante. L’ex seminarista non insegue i demagoghi della sinistra radicale; entra nelle chiese battiste texane, specialmente quelle afroamericane, e capovolge il discorso conservatore. «Vuoi sapere cosa offende Gesù? Privare i malati dell’assistenza sanitaria. Bombardare bambini in età scolare, espellere innocenti dalle loro case, separare le madri dai loro neonati» ha tuonato dal pulpito, ricevendo un’ovazione.

È con questo registro – riflessivo, pacato, teologicamente solido – che ha battuto alle primarie di marzo la ben più nota deputata Jasmine Crockett (53% contro 46%), dimostrando che l’America, almeno in Texas, ha fame di una tregua dalla volgarità e dall’estremismo fine a se stesso. Contro di lui, Paxton ha già iniziato a giocare la carta dell’insulto caricaturale, soprannominandolo “Tofu” per il suo veganesimo e accusandolo di volere «confini aperti, tasse alle stelle e un Dio non binario».

Ma nella sfida di novembre, quella che potrebbe decidere il controllo del Senato per il resto del mandato di Trump, il terreno di gioco è cambiato: e stavolta, forse, la fede non basterà a proteggere l’establishment.

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