Monsignor Di Pietro lascia Messina per guidare la diocesi di Locri-Gerace

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La diocesi di Locri-Gerace, affacciata su quella Locride che rappresenta uno dei crocevia più complessi del Mezzogiorno italiano, ha un nuovo vescovo. Papa Leone XIV, accogliendo la rinuncia presentata da monsignor Francesco Oliva – che per dodici anni ha retto quella circoscrizione ecclesiastica calabrese – ha infatti deciso di trasferire dalla Sicilia monsignor Cesare Di Pietro, finora vescovo ausiliare dell’arcidiocesi metropolitana di Messina-Lipari-Santa Lucia del Mela nonché titolare della sede di Nicopoli all’Jantra.

L’annuncio, diffuso attraverso il bollettino della Sala Stampa vaticana nella giornata di sabato 23 maggio, è stato comunicato contestualmente nelle rispettive cattedrali: a Messina a voce dell’arcivescovo Giovanni Accolla, mentre a Locri a dare la notizia è stato lo stesso vescovo uscente, Oliva, che aveva raggiunto lo scorso gennaio il settantacinquesimo anno d’età, limite canonico che suggerisce la presentazione della rinuncia al governo pastorale.

Il profilo del nuovo presule, tra diritto e storia della Chiesa

Nato a Messina il 12 marzo 1964, Di Pietro non è certo un arrivista improvvisato; anzi, il suo curriculum si distingue per una dualità piuttosto rara nel panorama episcopale italiano, quella che fonde una solida preparazione in giurisprudenza – la laurea ottenuta all’Università di Messina nel 1989 – con una successiva vocazione teologica approfondita poi a Roma. Entrato in seminario nel 1991, è stato ordinato sacerdote il 25 ottobre 1997, per incardinarsi immediatamente nella stessa arcidiocesi che oggi lo vede partire. Il fiuto per la ricerca storica lo ha portato a conseguire un dottorato in Storia della Chiesa alla Pontificia Università Gregoriana, con una tesi dedicata al vescovo riformatore Domenico de’ Domenichi; a questo si aggiunge la licenza in Diritto canonico ottenuta alla Lateranense, un titolo, quest’ultimo, che gli sarà di grande utilità nella gestione di una macchina diocesana complessa come quella calabrese.

Sul piano pastorale, monsignor Di Pietro ha ricoperto incarichi di primo piano già da tempo: è stato segretario particolare dell’arcivescovo e rettore del seminario “San Pio X” di Messina, prima di diventare vicario generale dell’arcidiocesi tra il 2017 e il 2018. Fu proprio in quell’anno che papa Francesco lo chiamò all’episcopato, ricevendo l’ordinazione episcopale il 2 luglio successivo per mano dell’arcivescovo Accolla. All’interno della Conferenza Episcopale Italiana, Di Pietro riveste attualmente il ruolo di segretario della Commissione per la Liturgia, mentre nell’ambito della Conferenza Episcopale Siciliana è delegato per l’Ecumenismo e il Dialogo Interreligioso.

Il passaggio di consegne e il “dono del buon Pastore”

La notizia è stata accolta con commozione in entrambe le sponde dello Stretto, che pure dividono la Sicilia dalla Calabria. Per monsignor Oliva si chiude un’esperienza durata un intero dodicennio, durante la quale ha guidato una comunità spesso messa alla prova dalle dinamiche sociali e territoriali della Locride; pur lasciando la guida pastorale, la Santa Sede lo ha nominato amministratore apostolico della diocesi fino all’ingresso canonico del successore, una soluzione tecnica che garantisce la continuità amministrativa in questo intervallo temporaneo.

Dal canto suo, il vescovo eletto Di Pietro ha già voluto inviare un messaggio alla sua nuova comunità, definendo la nomina – come riportano i canali diocesani – un «dono di Cristo buon Pastore». Non si tratta di una formula retorica vuota: lo stesso presule ha raccontato di aver ricevuto la comunicazione ufficiale dal nunzio apostolico l’11 maggio scorso, proprio mentre la Locride si apprestava a celebrare la festa di Nostra Signora dello Scoglio. Ha sottolineato, in quella circostanza, come “la bussola del suo cuore” si sia subito orientata verso nord-est, verso quella terra che lo attende.

Le competenze per una diocesi complessa

La scelta di papa Leone XIV sembra dunque ponderata: affidare Locri-Gerace non a un amministratore qualunque, ma a uno specialista capace di incrociare il rigore del diritto – la sua formazione in giurisprudenza e in canonico è una garanzia in tal senso – con una sensibilità storica e liturgica non comune. Tra i numerosi incarichi romani, Di Pietro vanta anche un’esperienza come addetto di segreteria presso la Congregazione per i Vescovi in Vaticano, un ruolo, quello, che gli ha permesso di conoscere le dinamiche curiali dall’interno.

Succedere a Oliva non sarà tuttavia privo di sfide: la diocesi, che comprende territori segnati da contraddizioni profonde, necessita di una guida capace di tenere insieme l’attenzione ai poveri e il dialogo istituzionale. Lo stesso Di Pietro, nelle sue prime dichiarazioni riportate dalla stampa, ha assicurato alle autorità civili un “dialogo aperto e franco”, senza tralasciare un pensiero speciale per gli immigrati e per quanti vivono situazioni di fragilità. La data della sua presa di possesso non è stata ancora fissata, ma l’avvicendamento segna ufficialmente l’inizio di una nuova stagione per quella porzione di Chiesa calabrese.

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