Locri, il procuratore Gratteri spiega le ragioni del No al referendum sulla giustizia

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Redazione Interno Redazione Interno   -   A pochi giorni dall'apertura delle urne, prevista per il 22 e 23 marzo, il dibattito sulla riforma costituzionale della giustizia si accende in Calabria. Il procuratore di Napoli, Nicola Gratteri, sarà a Locri venerdì 20 marzo, alle 19:00, presso il Palazzo della Cultura di via Trieste, per un incontro pubblico organizzato da LaC News24 nel quale illustrerà i motivi che lo spingono a votare No al referendum confermativo. Con lui, a dialogare con la giornalista Alessia Truzzolillo, ci saranno la pm Eleonora Mazzitelli, il giornalista Luca Sommi e il professore Antonio Nicaso, in un confronto che si preannuncia centrale per comprendere le posizioni del fronte contrario alla modifica di sette articoli della Carta fondamentale.

L’intervento del procuratore e la replica del ministro

Le ragioni del No, per Gratteri, affondano in una concezione precisa del ruolo del pubblico ministero. Intervenuto a Radio 24, il procuratore ha spiegato come la separazione delle carriere, cuore pulsante della riforma, rischierebbe di trasformare il pm in un accusatore puro, privandolo di quella "cultura della giurisdizione" che oggi lo obbliga a ricercare anche le prove a favore dell'indagato. Il modello che si vorrebbe importare, ha aggiunto, assomiglierebbe a quello statunitense, un sistema che Gratteri definisce "fa paura", citando il caso del poliziotto che negli Stati Uniti ha sparato sette colpi al volto di una donna senza essere incriminato. Un passaggio, questo, che ha scatenato una reazione politica immediata.

La campagna referendaria, del resto, si gioca anche su scambi di opinioni piuttosto tesi. Nei giorni scorsi, il procuratore aveva avuto uno scambio vivace con il direttore de Il Foglio, Claudio Cerasa, riguardo a una presunta e poi smentita presa di posizione del cantante Sal Da Vinci. "Dopo il referendum con voi del Foglio faremo i conti, tireremo su una rete", avrebbe detto Gratteri secondo la ricostruzione del direttore, parole che hanno sollevato un coro di critiche da parte della maggioranza. Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, pur definendo l’espressione "estremamente grave" se letta in modo asettico, ha invitato a interpretarla con indulgenza, tenendo conto del contesto e della vivacità della conversazione, escludendo al contempo provvedimenti disciplinari d’ufficio per evitare il sospetto di interferenze politiche. Più duro il sottosegretario all’editoria, Alberto Barachini, che ha parlato di "sorta di intimidazione alla libera stampa".

Lo scontro tra i due schieramenti

Se Gratteri porta la sua esperienza sul campo nel fronte del No, i sostenitori del Sì, come Mara Carfagna di Noi Moderati, insistono sulla necessità di una "magistratura forte, autorevole, rispettata e libera dal sospetto". Per l’ex ministra, il voto favorevole servirebbe a garantire che incarichi e promozioni siano frutto del merito e non di "oscure manovre correntizie". La riforma, d’altronde, introduce anche il sorteggio per due terzi dei componenti dei due nuovi CSM (uno per giudicanti e uno per requirenti) e istituisce un’Alta Corte disciplinare, elementi che secondo i sostenitori del Sì ridurrebbero il peso delle correnti.

A queste argomentazioni, il costituzionalista Enrico Grosso, presidente onorario del comitato "Giusto dire No", risponde con nettezza. Intervenuto a SkyTg24, Grosso ha definito la riforma "inutile" per risolvere i veri problemi della giustizia, che resterebbero quelli di una cronica carenza di risorse e di organico. Ma la critica più aspra riguarda il metodo con cui è stata approvata la legge: "Nessuno ha potuto discutere la riforma – ha sottolineato – è stata approvata con un disegno di legge che è entrato ed è uscito senza che nemmeno la maggioranza parlamentare potesse presentare degli emendamenti". Un modus operandi che, a suo avviso, nasconderebbe l’intenzione di alterare l'equilibrio tra i poteri dello Stato.

I modelli a confronto e il nodo del metodo

Il paradosso, semmai, è che entrambi gli schieramenti guardano a modelli stranieri per sostenere le proprie tesi, talvolta cadendo in contraddizioni interne allo stesso fronte del No. Se Gratteri critica aspramente il sistema americano, il professor Grosso, sempre in quota No, ne aveva invece lodato l’indipendenza, citando il caso di un giudice che ha bloccato i dazi di Trump. Una discrasia, rilevata da più parti, che mostra quanto il dibattito giuridico si intrecci con letture politiche anche molto distanti tra loro. Quel che è certo, al di là delle polemiche, è che la riforma sottoposta al voto popolare – che non necessita del quorum per essere valida – cambierà la fisionomia dell’ordinamento giudiziario. E l’incontro di Locri, con la presenza di uno dei magistrati più esposti in questa campagna, rappresenta una tappa fondamentale per chi intenda approfondire gli effetti di una modifica costituzionale voluta dal governo e osteggiata da una parte consistente della magistratura e dell’opposizione.

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