Comín: “L’amnistia mi rende libero, ma la crisi è colpa di Sánchez”

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Da oltre due anni c’è un eurodeputato fantasma che si aggira per i corridoi del Parlamento europeo. È stato eletto, ma non ha uno staff né un ufficio. Ha un seggio, ma non può occuparlo e dunque non può votare. Ora però Toni Comín vede la luce in fondo al tunnel.

L’ex ministro della Salute catalano, braccio destro del leader Carles Puigdemont, può finalmente tornare in Spagna dopo nove anni di esilio in Belgio, ma la sua soddisfazione si accompagna a una critica durissima nei confronti del premier spagnolo Pedro Sánchez, accusato di aver trasformato l’amnistia in una concessione tardiva e strumentale.

La revoca del mandato d’arresto

Il giudice della Corte Suprema Pablo Llarena ha revocato il mandato d’arresto nazionale in vigore dall’ottobre 2017 nei confronti dell’ex presidente della Generalitat catalana Carles Puigdemont e degli ex ministri Toni Comín e Lluís Puig. La decisione è arrivata poche ore dopo la sentenza con cui la Corte costituzionale ha aperto la strada all’applicazione della legge di amnistia anche al reato di appropriazione indebita di fondi pubblici, l’unica accusa per la quale i tre leader indipendentisti risultavano ancora perseguiti.

Il tribunale delle garanzie, con una maggioranza di sette voti contro cinque, ha stabilito che il Supremo aveva fatto un’interpretazione estensiva della norma contraria allo spirito della legge, accogliendo il ricorso dell’ex consigliera Dolors Bassa. La pronuncia ha quindi aperto la strada alla normalizzazione della posizione giuridica di tutti i dirigenti coinvolti nel processo indipendentista, da Oriol Junqueras a Raül Romeva e Jordi Turull.

Il ritorno in Catalogna e il seggio a Strasburgo

Per Comín, la revoca delle misure cautelari significa innanzitutto poter riprendere possesso del suo seggio al Parlamento europeo, rimasto vacante dal giugno 2024. Aveva guidato la lista di Junts alle elezioni europee ottenendo un seggio, ma non aveva mai potuto assumere l’incarico perché la legislazione spagnola impone di presentarsi fisicamente alla Junta Electoral Central per giurare o promettere fedeltà alla Costituzione e ritirare le credenziali.

La sua intenzione, secondo quanto filtra dal suo entourage, è quella di recarsi a Madrid per completare finalmente il iter burocratico e rappresentare i votanti che lo avevano scelto. Diversa è invece la posizione di Lluís Puig, che è già deputato nel Parlament catalano dal giugno 2024 ma finora aveva potuto partecipare ai lavori solo in videoconferenza e con voto delegato. Il ritorno dei due ex consiglieri è previsto in tempi rapidi, senza attendere Puigdemont, al quale Junts vuole riservare un “ritorno istituzionale” con tutti gli onori.

La tempistica e il contesto politico

La decisione della Corte costituzionale è arrivata a pochi giorni dalla convocazione delle elezioni generali anticipate per il 29 novembre, un calendario che domina ormai completamente la scena politica spagnola. Sánchez ha accolto con favore la sentenza, rivendicando la scelta dell’amnistia come strumento per favorire la convivenza tra catalani e la coesione della Spagna, e ha respinto l’idea che la misura sia stata concepita per ottenere il sostegno parlamentare di Junts.

Il premier ha però escluso un incontro imminente con Puigdemont, spiegando che in questo momento “siamo in tempo elettorale, con i candidati che difendono le loro opzioni politiche”.

Proprio su questo punto si concentra la polemica di Comín, che accusa Sánchez di aver gestito l’intera vicenda con una logica di convenienza elettorale. L’eurodeputato di Junts, che nel 2024 aveva già definito l’amnistia “una rettifica in tutta regola dello Stato spagnolo”, vede nella lentezza dell’applicazione della legge la prova di una resistenza politica che ha prolungato artificialmente l’esilio dei dirigenti indipendentisti.

La sua posizione, espressa con nettezza al momento del ritorno, è che la libertà riconquistata non cancelli la responsabilità di chi ha governato in questi anni a Madrid.

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