Puigdemont può tornare in Spagna: revocato il mandato d'arresto, la Catalogna pesa sulle elezioni
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Redazione Esteri
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Carles Puigdemont può rientrare in Spagna senza rischiare l'arresto. Il giudice della Corte Suprema Pablo Llarena ha revocato il mandato di cattura nazionale che pendeva sull'ex presidente della Generalitat dall'ottobre 2017, quando lasciò il Paese dopo il tentativo di secessione culminato con la dichiarazione unilaterale di indipendenza votata dal Parlamento catalano.
La decisione è arrivata a poche ore di distanza dalla sentenza con cui la Corte costituzionale ha stabilito che la legge di amnistia del 2024 va applicata anche al reato di appropriazione indebita di fondi pubblici, l'unica accusa che teneva ancora in piedi il provvedimento restrittivo.
La svolta giudiziaria e i suoi destinatari
Il provvedimento riguarda anche gli ex ministri catalani Toni Comín e Lluís Puig, che si trovavano nella stessa posizione giuridica. La Corte costituzionale, con una decisione presa a maggioranza di sette voti contro cinque, ha accolto il ricorso presentato dall'ex consigliera Dolors Bassa, stabilendo che l'interpretazione restrittiva data dalla Corte Suprema al concetto di arricchimento personale non può essere usata per escludere dall'amnistia i reati legati al procés.
Secondo i giudici costituzionali, la Sala penale del Tribunale Supremo aveva compiuto un'interpretazione estensiva contraria allo spirito e alla finalità della norma approvata dal Parlamento nel giugno 2024. Il mandato di arresto era stato emesso nel 2017 e da allora Puigdemont ha vissuto in Belgio, facendo ritorno in territorio spagnolo solo per poche ore nel 2024.
Il quadro politico verso il voto del 29 novembre
La tempistica non è casuale. Il premier Pedro Sánchez ha convocato elezioni anticipate per il 29 novembre, dopo che il suo governo ha perso il sostegno parlamentare di Junts, il partito guidato proprio da Puigdemont. La formazione indipendentista aveva contribuito alla nascita dell'esecutivo socialista nel 2023, ma nelle settimane precedenti ha votato contro i decreti governativi sulla crisi abitativa, aprendo di fatto la crisi di legislatura.
La leader di Junts al Congresso, Míriam Nogueras, ha respinto anche l'ipotesi di approvare misure analoghe attraverso la Diputación Permanente, l'organo che resta operativo dopo lo scioglimento delle Camere, definendo la manovra "legale" ma politicamente inaccettabile perché sottratta al voto della maggioranza sociale.
I numeri in campo
Le rilevazioni demoscopiche delineano un quadro in movimento. Secondo il barometro del Centre d'Estudis d'Opinió, il PSC resterebbe prima forza in Catalogna con 17-18 seggi, in leggero calo rispetto ai 19 ottenuti nel 2023, mentre ERC salirebbe a 10-11 deputati superando Junts, che scenderebbe a 4-5 seggi dai 7 precedenti. Vox triplicherebbe la propria rappresentanza, passando da 2 a 6-7 seggi, e Sumar arretrerebbe a 3-4 deputati.
Un elemento decisivo è l'assenza dalla competizione di Aliança Catalana, la formazione di Sílvia Orriols che ha scelto di non presentarsi alle generali: i suoi potenziali elettori, secondo le analisi, si distribuirebbero tra Junts, Vox e l'astensione, con effetti difficilmente prevedibili sugli equilibri finali.
Le reazioni e i passaggi ancora aperti
Puigdemont ha commentato le decisioni giudiziarie dal Belgio, definendole "la sconfitta della strategia di diversi poteri pubblici spagnoli che hanno impedito e ritardato l'applicazione dell'amnistia per ragioni strettamente politiche". Il leader catalano non ha chiarito se e quando farà ritorno in Spagna.
Sánchez, dal canto suo, ha dichiarato che la misura "aiuta la società catalana, come essa ha reclamato in tutto questo periodo", aggiungendo che le iniziative del governo "non sono state prese pensando a nessun partito politico o a nessun politico indipendentista".
Resta da sciogliere il nodo dell'applicazione completa della legge: il giudice Llarena, nella sua ordinanza, ha precisato che non deciderà sull'amnistia individuale di Puigdemont prima di aver letto integralmente la sentenza della Corte costituzionale, il che potrebbe ritardare ulteriormente il rientro effettivo. La legge di amnistia, approvata nel 2024, era stata già applicata a circa 300 persone da diverse istanze giudiziarie spagnole.
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