Puigdemont può tornare in Spagna: revocato il mandato d'arresto

Puigdemont può tornare in Spagna: revocato il mandato d'arresto
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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Carles Puigdemont può tornare in Spagna senza rischiare l'arresto. Il giudice del Tribunale Supremo Pablo Llarena ha revocato il mandato di ricerca e cattura nazionale che pendeva sull'ex presidente della Generalitat catalana e sugli ex consiglieri Toni Comín e Lluís Puig, in vigore dall'ottobre 2017, quando i tre lasciarono il Paese poche ore prima che la Procura formalizzasse le accuse di ribellione legate al referendum indipendentista del 1° ottobre.

La decisione della Corte Costituzionale

La svolta arriva dopo che il Tribunale Costituzionale, con sette voti a favore e cinque contrari, ha accolto il ricorso di Dolors Bassa stabilendo che la legge di amnistia approvata nel 2024 deve applicarsi anche al reato di appropriazione indebita di fondi pubblici.

L'alta corte ha ritenuto che l'interpretazione restrittiva del Supremo, secondo cui i leader indipendentisti avrebbero tratto un beneficio patrimoniale personale dall'uso di risorse pubbliche per organizzare la consultazione, abbia travalicato i limiti costituzionalmente ammissibili, vulnerando il diritto alla tutela giudiziaria effettiva della ex consigliera.

Il pronunciamento dei giudici costituzionali ha spinto Llarena a sospendere immediatamente le misure cautelari, comunicando alla Polizia Nazionale, alla Guardia Civil e ai Mossos d'Esquadra di astenersi da qualsiasi privazione della libertà basata su quei provvedimenti. Il magistrato ha tuttavia precisato che la revoca non equivale all'applicazione definitiva dell'amnistia, decisione che assumerà dopo aver esaminato il testo integrale della sentenza.

Il contesto politico ed elettorale

La vicenda giudiziaria si intreccia con la crisi di governo che ha investito l'esecutivo di Pedro Sánchez. La scorsa settimana il Congresso ha bocciato due decreti legge sull'emergenza abitativa, elaborati dopo lo sfratto televisivo di una donna di 87 anni a Madrid. Junts per Catalunya ha votato contro entrambi i provvedimenti, insieme al Partito Popolare e a Vox, determinando la sconfitta parlamentare del premier, che ora valuta l'ipotesi di elezioni anticipate il prossimo 29 novembre.

L'amnistia era stata negoziata da Sánchez con la formazione di Puigdemont come contropartita per il sostegno parlamentare all'investitura del 2023. Dopo l'approvazione definitiva della legge nel maggio 2024, il Supremo aveva però escluso la malversazione dalla misura di clemenza, mantenendo aperti i procedimenti contro i leader catalani. La Corte di Giustizia dell'Unione Europea, lo scorso luglio, aveva a sua volta validato la legge, descrivendola come uno strumento volto a ridurre le tensioni istituzionali e a promuovere un clima di riconciliazione.

Le reazioni e i prossimi passaggi

«Accolgo con favore il fatto che questo aiuti la società catalana», ha dichiarato Sánchez, precisando che le misure adottate non sono state pensate «per nessun partito politico o politico indipendentista», bensì «per la convivenza dei catalani». Il presidente della Generalitat, Salvador Illa, ha commentato la decisione con un messaggio sui social: «Il tempo ci ha dato ragione».

Oriol Junqueras, leader di Esquerra Republicana, ha sottolineato come l'apertura del Tribunale Costituzionale consenta anche a lui di ricandidarsi: «Puigdemont deve poter tornare e Junqueras deve potersi presentare di nuovo alle elezioni, e poi sarà la cittadinanza a scegliere quali maggioranze costruire; questo è recuperare la politica e recuperare la democrazia», ha affermato.

Il mandato d'arresto è caduto anche per Comín e Puig, mentre resta da definire la posizione di altri dirigenti condannati per malversazione, tra cui Jordi Turull, Raül Romeva e la stessa Bassa, in attesa che il Supremo applichi la dottrina stabilita dai giudici costituzionali.

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