La Corte Ue dà il via libera all’amnistia per i separatisti catalani: nessuna violazione del diritto europeo

La Corte Ue dà il via libera all’amnistia per i separatisti catalani: nessuna violazione del diritto europeo
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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La Corte di giustizia dell'Unione europea (CGUE) ha emesso una pronuncia destinata a segnare una svolta nella complessa vicenda giudiziaria e politica catalana, stabilendo che la legge di amnistia approvata dal governo spagnolo nel 2024 non viola il diritto comunitario. La decisione, arrivata a distanza di mesi dalle conclusioni dell'avvocato generale Dean Spielmann, rappresenta un via libera sostanziale alla norma che era stata fortemente voluta dall'esecutivo di Pedro Sánchez per superare le tensioni istituzionali e politiche generate dal tentativo secessionista del 2017.

La pronuncia della Corte su interessi finanziari e terrorismo

I giudici di Lussemburgo, riuniti in Grande Sezione, hanno risposto a due distinti rinvii pregiudiziali sollevati rispettivamente dalla Corte dei Conti spagnola e dall'Audiencia Nacional, escludendo che l'amnistia potesse ledere gli interessi finanziari dell'Unione europea o porsi in contrasto con la direttiva comunitaria in materia di lotta al terrorismo.

Per quanto concerne il primo punto, la Corte ha infatti chiarito che "gli interessi finanziari dell'Unione non possono essere considerati lesi dalla mera diminuzione del reddito nazionale lordo che potrebbe derivare dalla secessione di una parte del territorio nazionale", un'argomentazione che di fatto smonta la tesi secondo cui la cancellazione delle responsabilità contabili per l'uso di fondi pubblici destinati al referendum dell'1 ottobre 2017 potesse avere un impatto diretto sul bilancio di Bruxelles.

Sul fronte della lotta al terrorismo, la Corte ha ugualmente dato ragione al governo spagnolo, stabilendo che la legge di amnistia si limita a prevedere, a posteriori, l'assenza di procedimenti giudiziari per alcuni reati commessi nell'unico contesto specifico del movimento per l'indipendenza catalana, mantenendo comunque fuori dal suo raggio di applicazione "gli atti che hanno intenzionalmente causato gravi violazioni dei diritti umani".

In questo modo i giudici europei hanno respinto i dubbi sollevati dall'Audiencia Nacional in relazione ai membri dei CDR (Comitati di Difesa della Repubblica) processati per reati riconducibili al terrorismo, confermando che la normativa spagnola, lungi dal configurarsi come una "autoamnistia", comporta solo una disattivazione parziale e temporanea degli effetti dell'azione penale per fatti determinati, limitati nel tempo e per la loro natura.

Il nodo dei termini procedurali e il ruolo dei giudici nazionali

Pur dando il via libera alla sostanza dell'amnistia, la CGUE ha posto un importante paletto per quanto riguarda i termini procedurali previsti dalla legge spagnola, precisando che il periodo di due mesi concesso ai giudici per decidere l'applicazione della norma nei singoli casi non può pregiudicare l'efficacia del meccanismo del rinvio pregiudiziale.

In sostanza, se un tribunale nazionale avesse già sollevato una questione dinanzi alla Corte di Lussemburgo, il termine di due mesi previsto per chiudere i procedimenti dovrebbe essere sospeso in attesa della decisione europea, un'indicazione che mira a preservare il principio di effettiva tutela giurisdizionale senza per questo compromettere il corretto funzionamento del sistema giudiziario spagnolo.

Le implicazioni per il caso Puigdemont e i prossimi passaggi giudiziari

La decisione della CGUE rappresenta senza dubbio un passo decisivo per il destino di Carles Puigdemont, l'ex presidente della Catalogna che dal 2017 si trova in esilio in Belgio per sfuggire alla giustizia spagnola, ma non ne comporta di per sé il rientro immediato in Spagna. La Corte di Lussemburgo, come del resto era prevedibile, non si è pronunciata sul caso specifico dell'ex leader indipendentista, che non era formalmente oggetto dei due rinvii pregiudiziali, limitandosi a stabilire i criteri generali di compatibilità della legge con il diritto comunitario.

La partita decisiva si giocherà ora nei prossimi mesi tra il Tribunale Costituzionale spagnolo e il Tribunale Supremo, con quest'ultimo che finora ha sempre rifiutato di applicare l'amnistia a Puigdemont, sostenendo che l'uso di fondi pubblici per il referendum indipendentista avesse comportato un arricchimento personale tale da escludere la possibilità di concedergli il beneficio della norma.

Il Tribunale Costituzionale, che sta esaminando il ricorso presentato dalla difesa dell'ex presidente, non dovrebbe entrare nel merito prima dell'autunno, dopo la pausa giudiziaria estiva, e solo un suo pronunciamento favorevole potrebbe obbligare il Supremo a ritirare il mandato di arresto e consentire così a Puigdemont di fare ritorno in Spagna senza rischiare la cattura.

Le sentenze di oggi, pur vincolanti per tutti i giudici spagnoli nell'interpretazione del diritto dell'Unione, lasciano comunque un certo margine di valutazione sui fatti concreti dei singoli casi, uno spazio che il Tribunale Supremo potrebbe utilizzare per mantenere la propria linea restrittiva.

Non è da escludere, in questo scenario, l'apertura di un conflitto giuridico-istituzionale tra la Corte di Giustizia dell'Unione europea, il cui verdetto è definitivo e non impugnabile, e un'alta corte nazionale che negli ultimi due anni ha già mostrato una marcata autonomia interpretativa rispetto alla volontà del legislatore e agli orientamenti europei, una dinamica che riproporrebbe, in versione spagnola, un tema già affrontato da altri Stati membri.

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