La Spagna in subbuglio: proteste e tensioni politiche per l'amnistia ai separatisti catalani
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Redazione Esteri
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La nomina di Pedro Sanchez a primo ministro di Spagna ha riportato in auge il tema della Catalogna. Junts per Catalunya, il partito di Carles Puigdemont, è stato decisivo affinché il leader socialista raggiungesse la maggioranza assoluta del Congresso. L'accordo ha però comportato condizioni dure per il Psoe, la più importante delle quali è l'amnistia per i condannati dopo il referendum secessionista del 2017, dichiarato incostituzionale.
Dopo la grande manifestazione con 170'000 persone di ieri a Plaza de Cibeles a Madrid, convocata dalle organizzazioni civili con lo slogan «Non in mio nome: né amnistia né autodeterminazione», una parte dei partecipanti ha marciato verso via Ferraz, dove nel primo pomeriggio si sono radunate circa 3.000 persone. Poi circa quattrocento persone hanno deciso di proseguire verso il Palazzo della Moncloa, occupando alcune corsie della A-6 e bloccando parzialmente la circolazione.
Circa 170mila persone hanno sfilato ieri a Madrid nella più grande protesta contro la legge di amnistia che i socialisti spagnoli hanno approvato per i responsabili del tentativo di secessione della Catalogna nel 2017. La manifestazione, l'ultima di una serie di proteste in tutto il Paese, ha avuto luogo due giorni dopo che il primo ministro socialista spagnolo Pedro Sanchez ha ottenuto un nuovo mandato di quattro anni come premier con l'appoggio dei partiti catalani e basco-nazionalisti in cambio dell'approvazione della legge.




