Christa Pike sopravvive a due dosi di pentobarbital, il Tennessee sospende le esecuzioni

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Christa Pike, 50 anni, è ancora viva dopo aver ricevuto due dosi letali di pentobarbital nel tentativo di esecuzione avvenuto il 30 settembre 2026 nel Tennessee. A riferirlo sono i suoi avvocati, secondo i quali la donna è stata trasportata in ambulanza in un ospedale vicino al Riverbend Maximum Security Institution di Nashville. Il legale Randy Spivey ha dichiarato in conferenza stampa che Pike è in condizioni critiche e riceve cure per salvarle la vita, precisando che i difensori hanno pochi aggiornamenti sul suo stato di salute, ma sanno che è ancora viva.

Il protocollo e le testimonianze dalla camera della morte

L'esecuzione è iniziata intorno alle 19:46, ora locale, dopo una giornata di battaglie legali: una corte d'appello federale aveva concesso una sospensione poche ore prima, ma la Corte Suprema degli Stati Uniti ha revocato lo stop consentendo alla procedura di proseguire.

Secondo quanto ricostruito dai giornalisti presenti, dopo la prima dose di pentobarbital Pike ha continuato a respirare e a muoversi; il protocollo del Tennessee prevede una seconda somministrazione qualora la prima non produca l'effetto atteso, ma non specifica cosa fare in caso di ulteriore fallimento. I testimoni hanno riferito di aver sentito Pike russare e parlare per oltre un'ora prima che le tende della camera della morte venissero chiuse e la donna trasferita in ospedale.

La decisione del governatore Bill Lee

Il governatore repubblicano Bill Lee ha annunciato la sospensione di tutte le esecuzioni previste nel Tennessee per il resto dell'anno e ha ordinato un'indagine indipendente per accertare cosa sia accaduto. «Eseguire una sentenza legalmente imposta è tra le responsabilità più serie dello Stato», ha dichiarato Lee, aggiungendo che i cittadini del Tennessee si aspettano che la procedura sia condotta non solo in modo legale e costituzionale, ma anche efficace. Il provvedimento riguarda anche l'uomo la cui esecuzione era fissata per dicembre.

Non è la prima volta che Lee interviene in questo modo: nel 2022 aveva già sospeso le esecuzioni dopo che era emerso che i farmaci letali non erano stati testati correttamente.

La condanna e il contesto del caso

Christa Pike era stata condannata a morte nel 1996 per l'omicidio di Colleen Slemmer, 19 anni, compagna in un programma di formazione professionale a Knoxville. I fatti risalgono al 1995, quando Pike aveva 18 anni. Secondo la ricostruzione, la vittima fu attirata in una zona isolata e uccisa al termine di una violenta aggressione; sul corpo fu inciso un simbolo associato a gruppi satanici, elemento che contribuì a dare ampia risonanza mediatica al caso.

Il fidanzato dell'epoca, all'ora diciassettenne, fu condannato all'ergastolo, mentre una terza persona coinvolta ottenne una pena molto più lieve in cambio della testimonianza. Pike, unica donna nel braccio della morte del Tennessee, sarebbe stata la prima donna giustiziata nello Stato da oltre duecento anni.

Il pentobarbital e le incognite mediche

Il farmaco utilizzato per l'iniezione letale è il pentobarbital, un barbiturico ad azione rapida e altamente liposolubile che attraversa velocemente la barriera emato-encefalica. A illustrarne le caratteristiche è Marco Marano, responsabile del Centro antiveleni dell'ospedale Bambino Gesù di Roma, intervistato dall'agenzia di stampa LaPresse.

«Oltre un certo dosaggio c'è un interessamento oltre che neurologico anche cardiocircolatorio», ha spiegato Marano, precisando che il farmaco, un tempo diffuso in anestesia, è oggi impiegato in casi più limitati e che il suo effetto dipende strettamente dalla dose. Secondo i legali di Pike, che hanno parlato di «difficoltà di accesso alle vene, vene rotte, pentobarbital degradato e assenza di assistenza medica di emergenza», sarebbero state necessarie almeno sette punture per tentare di somministrare il farmaco.

Le reazioni e le richieste della difesa

May Martinez, madre di Colleen Slemmer, ha assistito all'esecuzione e ha dichiarato di non aver ottenuto giustizia per la figlia, riferendo che Pike era sveglia, rideva e cercava di sollevarsi durante la procedura. I difensori di Pike hanno chiesto la commutazione della pena e sostenuto che il trattamento subito configuri una forma di tortura, citando anche una storia documentata di abusi sessuali e trascuratezza durante l'infanzia, oltre a diagnosi di disturbo bipolare e disturbo da stress post-traumatico.

Prima dell'esecuzione, la richiesta di clemenza era stata respinta dal governatore nonostante gli appelli di organizzazioni per i diritti umani, tra cui Amnesty International.

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