Tennessee, Christa Pike sopravvive a due iniezioni letali: esecuzioni sospese

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   In un ospedale del Tennessee i medici stanno cercando di salvare la vita di una donna che lo Stato ha appena provato a uccidere. Christa Pike, cinquantenne, condannata a morte per un omicidio commesso quando era appena maggiorenne, ha ricevuto due dosi di pentobarbital nella camera di esecuzione del Riverbend Maximum Security Institution di Nashville, ma non è morta. I testimoni presenti hanno riferito che, dopo la seconda iniezione, la donna continuava a respirare rumorosamente, quasi russando, ed è stata infine trasportata in ambulanza in ospedale, incosciente e intubata.

Il protocollo e il fallimento

Secondo quanto ricostruito dai legali della condannata, le vene di Christa Pike hanno ceduto e il farmaco letale si è disperso nei tessuti invece di raggiungere il flusso sanguigno. L'équipe incaricata dell'esecuzione ha somministrato una prima dose, poi una seconda, preparata come scorta nel caso in cui la prima non avesse effetto. I testimoni hanno descritto una procedura anormalmente lunga: il personale ha lavorato per circa un'ora, e l'avvocato della difesa Randy Spivey ha dichiarato di aver contato almeno sette aghi nel braccio sinistro della donna.

La normativa del Tennessee prevede che, se il condannato non è deceduto dopo la prima somministrazione, ne venga praticata una seconda, ma non specifica cosa fare nel caso in cui anche quest'ultima fallisca.

La sospensione delle esecuzioni

Il governatore Bill Lee ha annunciato la sospensione di tutte le esecuzioni previste nello Stato per il resto dell'anno e ha ordinato una revisione indipendente per accertare le circostanze dell'accaduto. Lee, che ha definito quanto avvenuto una «tragedia», ha dichiarato di essere «profondamente deluso» e ha assicurato che l'inchiesta sarà accurata. La misura riguarda anche l'esecuzione di un altro detenuto, Gary Sutton, in programma il 3 dicembre.

Il Dipartimento penitenziario del Tennessee ha dal canto suo sostenuto di aver seguito ogni passo del protocollo approvato dall'ufficio del procuratore generale, precisando che la sostanza utilizzata si è sempre dimostrata efficace e che il protocollo non consente procedure aggiuntive rispetto a quelle messe in atto.

La condanna e il caso giudiziario

Christa Pike era stata condannata nel 1996 per l'omicidio di Colleen Slemmer, diciannovenne compagna di corso in un centro di formazione professionale a Knoxville, uccisa nel gennaio 1995. All'epoca dei fatti Pike aveva diciotto anni; con lei era presente il fidanzato Tadaryl Shipp, allora diciassettenne, condannato all'ergastolo con possibilità di libertà condizionale.

Il caso aveva suscitato scalpore per la brutalità del delitto e per il pentacolo inciso sul corpo della vittima, elemento che aveva alimentato le polemiche legate al cosiddetto panico satanico diffusosi negli Stati Uniti tra gli anni Ottanta e Novanta.

Le richieste di clemenza e le reazioni

La difesa di Christa Pike aveva chiesto a più riprese la commutazione della pena, sostenendo che la donna, al momento del crimine, soffrisse di disturbi mentali non diagnosticati e che la sua infanzia fosse stata segnata da gravi abusi sessuali e trascuratezza. Nel 2026 una perizia aveva accertato un disturbo bipolare e una sindrome da stress post-traumatico.

Prima dell'esecuzione, Pike aveva scritto una lettera nella quale affermava di non temere la morte ma di essere nervosa per la procedura, e aveva chiesto che l'équipe incaricata fosse composta esclusivamente da donne. Il governatore Lee aveva respinto la richiesta di grazia tre giorni prima della data fissata.

Dopo il fallimento, l'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani Volker Türk ha chiesto che non vengano più effettuati tentativi di esecuzione nei confronti della donna, definendo la sofferenza prolungata derivante dai tentativi falliti «abominevole e crudele».

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