Christa Pike sopravvive a due dosi di pentobarbital: il Tennessee sospende le esecuzioni

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Christa Gail Pike, cinquantenne condannata a morte in Tennessee per un omicidio commesso quando era appena maggiorenne, ha completato tutte le fasi del protocollo di esecuzione previsto senza morire. La notte del 30 settembre 2026, nella camera delle esecuzioni del penitenziario di Riverbend a Nashville, le sono state somministrate due dosi di pentobarbital, il farmaco utilizzato per provocare l'arresto cardiaco. Il suo cuore ha continuato a battere.

La telefonata al 911 e i ritardi nei soccorsi

Kelly Gleason, uno degli avvocati di Pike, ha chiamato il numero di emergenza 911 alle 21:08 di quella sera. «La mia assistita, Christa Gail Pike, sta subendo un'esecuzione capitale», ha detto al centralino. «Ha completato tutte le fasi del protocollo e, secondo le ultime notizie che abbiamo ricevuto dall'avvocato presente sul posto, è ancora viva e respira, e ha bisogno di cure immediate per salvarle la vita».

Le registrazioni delle chiamate, ottenute dall'Associated Press dal Dipartimento per le comunicazioni di emergenza di Nashville, mostrano che i soccorritori hanno impiegato diversi minuti per stabilire se la richiesta fosse autentica. Un operatore, in una conversazione intercettata, ha detto di aver ricevuto informazioni secondo cui si sarebbe trattato di un falso allarme. Solo alle 21:11 i funzionari del carcere hanno confermato che la richiesta di aiuto era reale.

Nel frattempo, secondo la ricostruzione fornita dagli avvocati, Pike era ancora sulla barella, cosciente e in grado di respirare e parlare.

Il ricovero e il risveglio

Dopo l'esecuzione fallita, Pike è stata trasportata in un ospedale di Nashville e ricoverata in terapia intensiva. Per diversi giorni è rimasta incosciente e attaccata a un ventilatore meccanico. I suoi legali hanno riferito che nella notte tra il 5 e il 6 ottobre i medici li avevano informati che la donna appariva in stato di morte cerebrale e che il supporto vitale sarebbe stato rimosso il giorno successivo. Il mattino del 6 ottobre, invece, Christa Pike si è svegliata e ha iniziato a parlare.

Randy Spivey, del Tennessee Office of the Post-Conviction Defender, ha dichiarato che Pike è «molto consapevole che lo Stato ha tentato di giustiziarla» e che presenta ancora «una notevole confusione cognitiva». Nelle ore successive è stata in grado di muovere parzialmente le braccia, gravemente danneggiate dai numerosi tentativi di accesso venoso, e ha ripreso ad alimentarsi con assistenza. I medici hanno spiegato che potrebbero volerci mesi prima di sapere se i deficit di concentrazione e memoria rilevati saranno permanenti.

La sospensione delle esecuzioni in Tennessee

Il governatore del Tennessee Bill Lee ha definito quanto accaduto «profondamente inquietante» e ha disposto una revisione indipendente dell'accaduto. Ha inoltre sospeso tutte le esecuzioni previste nello Stato fino alla fine del 2026. L'esecuzione di Gary Wayne Sutton, programmata per il 3 dicembre, non avrà luogo. Non è la prima volta che Lee interviene in questo modo: nel 2022 aveva già bloccato una condanna a morte per consentire una verifica sulle procedure di preparazione dei farmaci letali.

La sospensione attuale segue di pochi mesi un altro episodio analogo avvenuto nel maggio 2026, quando l'esecuzione di Tony Carruthers fu interrotta dopo che il personale medico non era riuscito a trovare una vena accessibile per oltre un'ora. Il Tennessee Department of Correction ha dichiarato di aver seguito i protocolli stabiliti.

Il caso giudiziario

Christa Pike era stata condannata a morte nel marzo 1996 per l'omicidio di Colleen Slemmer, una diciannovenne conosciuta durante un programma di formazione professionale a Knoxville. I fatti risalgono al 1995, quando Pike aveva diciotto anni. Nel corso degli anni, la sua difesa ha presentato numerose istanze di riesame, sostenendo che il processo di primo grado non aveva tenuto adeguatamente conto della storia di abusi sessuali subiti durante l'infanzia. Pochi giorni prima dell'esecuzione, la Corte d'Appello del Sesto Circuito aveva concesso una sospensione per esaminare queste argomentazioni.

La Corte Suprema degli Stati Uniti ha però revocato la sospensione, consentendo che la procedura avesse corso. La Corte Suprema del Tennessee aveva inoltre respinto, una settimana prima, una richiesta di blocco basata su una presunta condizione medica che avrebbe reso difficile l'accesso venoso. I legali di Pike avevano chiesto che le autorità carcerarie si astenessero dal sottoporla a un ulteriore tentativo di esecuzione, ma lo Stato non ha fornito garanzie in tal senso.

La difesa ha chiesto che venga disposta la conservazione di tutte le prove relative alla procedura, dalle forniture mediche alle registrazioni audio e video.

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