EssilorLuxottica, il trimestre da 7,1 miliardi non basta: il Titolo affonda sui dubbi legati agli occhiali intelligenti

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Non è bastato il terzo trimestre consecutivo di crescita a doppia cifra per placare l’inquietudine degli investitori, i quali – come spesso accade quando le aspettative sono montate troppo in alto – hanno preferito vendere, innescando una flessione del 4,8% (con punte del 5% nella seduta successiva) del titolo alla borsa di Parigi. Il colosso italo-francese dell’occhialeria, guidato da Francesco Milleri, ha archiviato il primo trimestre del 2026 con ricavi pari a 7,127 miliardi di euro, segnando un aumento del 10,8% a cambi costanti (e del 4,1% a cambi correnti), una performance tecnica che, se letta in isolamento, racconterebbe la solita storia di una macchina da guerra perfettamente oliata. Peccato che la narrazione, stavolta, si sia infranta contro lo scoglio delle attese di mercato: gli analisti e i fondi, ormai abituati a vedere il gruppo correre più veloce, avrebbero gradito una cifra ben più rotonda, e quella sostanziale “in linea” con le previsioni è stata interpretata come un segnale di frenata.

La strategia med-tech e il pareggio perfetto che non ha convinto

I conti, diffusi a mercati chiusi e analizzati al dettaglio nella giornata di ieri, rivelano una struttura della crescita che, se da un lato conferma la solidità del business tradizionale, dall’altro espone il gruppo a un rischio di identità finanziaria non indifferente. Da una parte, i segmenti “Professional Solutions” e “Direct to Consumer” hanno viaggiato entrambi oltre il 10%, trainati rispettivamente dal canale B2B e dalla vendita diretta. Dall’altra, a spingere fisicamente i ricavi ci hanno pensato i marchi Ray-Ban e Oakley, rinvigoriti – lo sappiamo – dalla collaborazione con Meta sugli occhiali dotati di intelligenza artificiale. Eppure, è proprio su questo fronte che si addensa la nebbia più fitta. Se Milleri e il vice amministratore delegato Paul du Saillant continuano a sostenere che l’evoluzione del gruppo verso il “med-tech” e la scienza sia la rotta giusta, il mercato sembra non sapere ancora che voti dare a questa pagella.

Ma andiamo con ordine. Il premio record, quello che ha fatto più rumore sui giornali italiani, riguarda il capitale umano: i dipendenti nostrani si vedranno riconoscere un bonus di risultato che, grazie a un accordo sindacale definito nei dettagli ad Agordo, potrà superare i 4.000 euro lordi. Una cifra, questa, che scaturisce da un meccanismo di conversione in welfare e che rappresenta senza dubbio una boccata d’ossigeno per le tredicimila maestranze coinvolte, le quali avevano contribuito agli ambiziosi obiettivi raggiunti dall’azienda nel corso del 2025. Questo aspetto, per quanto nobile e significativo sul piano sociale, finisce però per passare in secondo piano rispetto al ciclone che ha colpito il titolo in borsa.

Il paradosso degli smart glasses: benvenuti nella terra di nessuno finanziaria

Il vero nodo della vicenda, quello che trasforma una crescita del 10,8% in una batosta del 5% sul listino, risiede nell’incapacità di EssilorLuxottica di fugare i dubbi strutturali sulla redditività futura. Gli investitori hanno premiato l’azienda per anni come leader del lusso accessibile e della distribuzione capillare; oggi la invitano a sedersi al tavolo della tecnologia, con tutte le incertezze che ne derivano. Il direttore finanziario Stefano Grassi ha provato a rassicurare il mercato durante la conference call, sostenendo che l’area medio-orientale è “irrisoria” per il gruppo e che non ci sono colli di bottiglia produttivi, ma ciò non ha scalfito le perplessità. Come riporta l’analisi di Bernstein, il business tradizionale continua a crescere, ma la crescita dei dispositivi indossabili sembra essersi magicamente rallentata, gettando un’ombra lunga sulle prospettive.

C’è poi la questione dei margini: produrre occhiali intelligenti in partnership con i colossi della Silicon Valley espone a una concorrenza spietata (Google e Apple sono sempre in agguato) e a margini che, al momento, non hanno nulla a che vedere con quelli del lusso. Il dubbio degli analisti è, in fin dei conti, un dilemma qualitativo: EssilorLuxottica va valutata come una realtà del lusso (multipli alti, crescita stabile) o come una med-tech (multipli bassi, margini tecnici)? La confusione regna sovrana. Kepler Cheuvreux, ad esempio, pur prendendo atto della conferma degli obiettivi quinquennali, non ha nascosto come le stime per il 2026 implichino una crescita superiore al 13% nei prossimi trimestri, un traguardo “impegnativo” vista la difficoltà dei confronti con l’anno precedente.

L’acquisizione silenziosa e la geografia della svolta

Mentre il titolo vacilla, il management non sta certo a guardare. In parallelo alla diffusione dei conti, Essilux ha annunciato l’acquisizione di Faro, una realtá italiana specializzata in macchinari CNC ad alta precisione. Una mossa, quest’ultima, che serve a rinforzare l’integrazione verticale, quella capacità di controllare l’intera filiera che è sempre stata il marchio di fabbrica della società. Sul versante geografico, i dati mostrano un’America del Nord in salute (+12,5%), mentre la Cina – sebbene in crescita “low teen” – mostra i muscoli grazie al settore della gestione della miopia, una leva strategica che ha registrato un balzo del 26% su scala globale. Il colosso ha inoltre messo le mani su Top Charoen in Thailandia, aggiungendo circa 2.000 negozi al proprio network, in quella che è una chiara strategia di presidio diretto dei mercati ad alto potenziale.

Tuttavia, queste espansioni non bastano a mascherare la realtà dei fatti: il titolo ha perso circa il 30% dall’inizio dell’anno, e la seduta di ieri ha confermato la debolezza strutturale, con il prezzo sceso sotto i supporti chiave. Oggi il gruppo si trova a navigare a vista tra la ricerca della marginalità e la necessità di non farsi rubare la scena nella corsa all’AI indossabile. Una partita, questa, che si giocherà sul filo dei prossimi lanci di modelli e sulla capacità di convertire la curiosità tecnologica in volumi di vendita realmente profittevoli.

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