Sisma Centro-Italia, la ricostruzione lenta dopo dieci anni spinge il Pil

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il sisma Centro-Italia del 2016, dieci anni dopo, lascia ancora visibili i segni della distruzione e di una ricostruzione che procede lentamente, mentre nelle aree colpite emergono nuove esigenze legate alla ripartenza economica. Ad Amatrice i negozi che occupavano il decumano devono ancora essere immaginati intorno all’antica torre civica rimasta in piedi e ai pilastri del futuro Municipio che iniziano a innalzarsi. A Castelluccio di Norcia, dove strade e palazzine sono scomparse, anche i turisti più abituali faticano a riconoscere i luoghi in cui prima si trovavano ristoranti e botteghe.

Il terremoto del 2016 e gli effetti sulle aree interne

Il terremoto Centro-Italia ebbe inizio alle ore 3,36 con una scossa di magnitudo 6.0, con epicentro a una profondità di 4 chilometri lungo la valle del Tronto, tra i comuni di Arquata, Pescara del Tronto, Accumoli e Amatrice, in un’area compresa tra Marche e Lazio. Una seconda scossa arrivò alle 4,32 nella zona di Norcia e Pescara del Tronto, mentre un terzo movimento sismico si verificò un minuto dopo sempre nell’area di Norcia. Lo sciame sismico non si fermò nelle ore successive, ma continuò per alcuni mesi coinvolgendo il Centro Italia, tra Marche, Umbria, Lazio e Abruzzo.

A dieci anni dal sisma, il paesaggio delle zone colpite racconta ancora una trasformazione profonda, con cantieri aperti e luoghi che conservano il vuoto lasciato dal terremoto. Ad Arquata del Tronto, la domanda tra restare e partire ha accompagnato la vita di molti residenti, compresi giovani che per anni hanno vissuto in soluzioni abitative nate nell’emergenza. Le strutture provvisorie hanno rappresentato una risposta immediata dopo il sisma, ma in diversi casi sono diventate una presenza stabile nella quotidianità delle persone e delle attività locali.

Le imprese agricole e la richiesta di strutture definitive

Tra i temi ancora aperti c’è quello delle aziende agricole delle aree interne ascolane, dove alcune imprese continuano a lavorare all’interno di moduli realizzati durante la fase dell’emergenza. Dieci anni dopo il terremoto, queste strutture vengono considerate parte essenziale delle attività produttive e gli operatori chiedono che possano diventare definitive. Il tema è seguito da Coldiretti Marche, in particolare dalla federazione Ascoli-Fermo, insieme al commissario alla ricostruzione Guido Castelli, con l’obiettivo di affrontare la situazione di stalle e fienili provvisori diventati necessari per la continuità del lavoro.

La ricostruzione dopo il sisma Centro-Italia riguarda quindi non solo gli edifici danneggiati, ma anche la possibilità per residenti e imprese di consolidare la propria presenza nei territori colpiti. I cantieri continuano ad avanzare, mentre in alcuni luoghi resta evidente la distanza tra l’emergenza vissuta nel 2016 e il ritorno a una condizione stabile. Le aree interessate dal terremoto mostrano ancora strutture da completare, attività che cercano soluzioni permanenti e paesi dove la memoria della distruzione convive con il percorso della ricostruzione.

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