Amatrice, nove anni dopo: la ricostruzione e il ricordo del sisma
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Redazione Interno
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Sono passati nove anni da quando, all'alba del 24 agosto 2016, una scossa di magnitudo 6 squassò l'Appennino centrale, radendo al suolo interi paesi e causando la morte di 299 persone, in quelle che divennero, tragicamente, le immagini simbolo di Amatrice, Accumoli e Arquata del Tronto. Un evento sismico la cui furia, sebbene durata appena venti secondi, innescò una crisi umanitaria e infrastrutturale di portata storica, con 41mila sfollati, 388 feriti e un panorama di devastazione che ancora oggi, a distanza di un decennio, rappresenta una ferita aperta per il territorio.
In occasione dell'anniversario, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni è intervenuta sul tema, riconoscendo come il processo di ricostruzione abbia subito, nel corso degli anni, "troppi rinvii", e assicurando che vi sarà "una decisa accelerazione" per chiudere una vicenda che attende ancora una piena e definitiva soluzione. "L'Italia non dimenticherà mai l'eroismo dei soccorritori", ha aggiunto, rendendo omaggio a quanti, in quelle ore concitate, operarono senza sosta. A testimonianza di quell'impegno, i vigili del fuoco hanno diffuso un video commemorativo che, senza mostrare dettagli crudi, ripercorre la sequenza di quei drammatici momenti: dalle prime, frenetiche chiamate d'emergenza alle complesse operazioni di ricerca e salvataggio, che permisero di trarre in salvo 297 persone e di portare a termine oltre 215mila interventi, molti dei quali finalizzati al recupero di beni personali e alla messa in sicurezza di edifici pericolanti.
Quest'anno, per la prima volta, la cerimonia commemorativa si è svolta in assenza delle massime cariche istituzionali e politiche, una scelta che ha lasciato spazio a una celebrazione più intima, affidata al rito religioso presieduto dal vescovo. L'assenza dei rappresentanti dello Stato centrale non è passata inosservata tra i cittadini, alcuni dei quali hanno espresso un senso di abbandono e di delusione per quelle che vengono percepite come "promesse non mantenute" sul fronte della ricostruzione materiale e del sostegno concreto alle popolazioni colpite.




