È morto Eric Dane, il dottor Sloan di Grey’s Anatomy: la battaglia contro la Sla durata dieci mesi
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Cultura e Spettacolo
-
Il mondo della televisione piange la scomparsa di Eric Dane, l’attore statunitense che aveva fatto sognare milioni di telespettatori nei panni del dottor Mark Sloan, il celebre “McSteamy” di Grey’s Anatomy, venuto a mancare giovedì 19 febbraio all’età di cinquantatré anni. La notizia, diffusa dalla famiglia attraverso una portavoce, Melissa Bank, conferma che l’interprete si è spento a Los Angeles nel pomeriggio, circondato dall’affetto dei suoi cari: la moglie, l’attrice Rebecca Gayheart, e le due figlie, Billie e Georgia, che come si legge nella nota «erano il centro del suo mondo» -5. La causa del decesso è legata alle complicazioni della sclerosi laterale amiotrofica, la Sla, quella malattia neurodegenerativa rara e progressiva che gli era stata diagnosticata ufficialmente nell’aprile del 2025, anche se i primi sintomi, una debolezza alla mano destra, si erano manifestati circa un anno e mezzo prima -5-7. Una battaglia, la sua, combattuta lontano dai riflettori per mesi, ma che aveva scelto di rendere pubblica dieci mesi fa con un annuncio a People, trasformando poi la propria esperienza in un’instancabile opera di sensibilizzazione e raccolta fondi per la ricerca -1-3.
L’addio al personaggio che lo rese celebre e il sostegno dei colleghi
Il volto di Eric Dane era diventato iconico a partire dal 2006, quando fece il suo ingresso nell’universo creato da Shonda Rhimes: il suo Mark Sloan, amico d’infanzia e rivale in amore del neurochirurgo Derek Shepherd interpretato da Patrick Dempsey, conquistò subito il pubblico con quel mix di fascino tracotante e vulnerabilità. Un ingresso, quello nella serie, che avrebbe dovuto essere di sole poche puntate, ma che si trasformò in una presenza fissa per oltre centotrenta episodi, fino all’ottava stagione quando il personaggio morì in seguito a un tragico incidente aereo -5. Proprio il legame con i colleghi del set si rivelò profondo e autentico: dopo l’annuncio della malattia, Patrick Dempsey rivelò di essere rimasto in contatto con lui, raccontando di essersi scritti messaggi fino a poche settimane prima della scomparsa -3. Ellen Pompeo, l’indimenticabile Meredith Grey, ricordò pubblicamente di averlo contattato immediatamente dopo aver saputo della diagnosi, aggiungendo che il telefono squillò dopo appena trenta secondi e che lo definì «un onore» poter parlare di lui in occasione di un gala benefico -3. Anche Kate Walsh, che nella serie interpretava Addison Montgomery, espresse tutto il suo dolore definendo il percorso dell’amico «straziante», e sottolineando come fosse «una persona meravigliosa e un uomo incredibile» -3.
Da Euphoria al cinema: una carriera oltre il camice
Dopo l’addio a Grey’s Anatomy, Dane aveva saputo rinnovarsi lontano dal personaggio del chirurgo plastico, dimostrando una versatilità che pochi gli riconoscevano. Dal 2014 al 2018 aveva interpretato il comandante Tom Chandler nella serie d’azione The Last Ship, una parte che gli permise di vestire i panni di un leader militare alle prese con una pandemia globale, e più recentemente era entrato nel cast di Euphoria nei panni di Cal Jacobs, il padre tormentato e ambiguo del personaggio interpretato da Jacob Elordi, regalando una delle interpretazioni più cupe e complesse della sua carriera -5-8. Il cinema lo aveva visto impegnato in pellicole di successo come X-Men - Conflitto finale, Io & Marley accanto a Owen Wilson, e Burlesque con Cher e Christina Aguilera -5. Fino all’ultimo, nonostante la progressione inesorabile della malattia che gli aveva tolto l’uso del braccio destro, aveva continuato a lavorare: una delle sue ultime apparizioni, nell’ottobre del 2025, lo vedeva interpretare un vigile del fuoco affetto proprio da Sla nella serie Brilliant Minds, quasi un doloroso e consapevole specchio della sua condizione reale -5.
La diagnosi e la scelta della trasparenza
Quando nell’aprile del 2025 Eric Dane decise di rendere pubblica la diagnosi, lo fece con una dichiarazione asciutta e dignitosa: «Mi è stata diagnosticata la SLA. Sono grato di avere la mia amata famiglia al mio fianco mentre affrontiamo questo nuovo capitolo» -3. In un’intervista successiva a Good Morning America con Diane Sawyer, raccontò quei primi segnali, quella debolezza alla mano che all’inizio sembrava trascurabile, e poi la consapevolezza che accompagnava ogni risveglio: «Non dimenticherò mai quelle tre lettere. È con me dal momento in cui mi sveglio, non è un sogno» -8. Non si limitò a raccontare il proprio dramma, ma si fece promotore attivo di campagne per la ricerca, incontrando legislatori a Washington per sollecitare maggiori finanziamenti e usando la propria notorietà per dare voce a chi quella battaglia la combatteva nell’ombra -8. Un impegno che gli valse l’affetto e la stima di colleghi come Alyssa Milano, che aveva lavorato con lui in Streghe, e che lo ricordò parlando di quella «scintilla» nei suoi occhi e della tenerezza con cui custodiva il nome delle sue figlie -4.




