Il Giubileo della Speranza si conclude oggi nelle diocesi, tra messe solenni e l'eredità del venerabile Bartoletti
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Redazione Interno
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Oggi, domenica 28 dicembre, si spegne in tutto il mondo l'Anno Santo della Speranza, aperto da papa Leone XIV la vigilia di Natale del 2024 con il varco della Porta Santa in San Pietro. Il tema, ispirato dalla bolla “Spes non confundit” di papa Francesco, ha guidato il cammino spirituale di milioni di fedeli, i quali, nel corso di questi dodici mesi, hanno varcato le soglie delle chiese designate per ottenere l'indulgenza giubilare. Le celebrazioni di chiusura, che si tengono in contemporanea nelle diverse diocesi, segnano il momento culminante di un percorso che ha posto al centro il sentimento della speranza cristiana, intesa non come vago ottimismo ma come fondamento teologale. A Cuneo, monsignor Piero Delbosco presiede la funzione nella Cattedrale alle ore 18, un appuntamento replicato alla stessa ora nella Concattedrale di Fossano, dove i pellegrini convergono per l'ultima volta in questo anno straordinario di grazia.
Un traguardo per Lucca: Bartoletti proclamato venerabile
La chiusura del Giubileo assume, in alcune città, un significato ancor più profondo, legato a figure che hanno segnato la vita della Chiesa locale. È il caso di Lucca, dove le celebrazioni si intrecciano con un riconoscimento eccezionale. Proprio lo scorso 21 novembre, infatti, papa Leone XIV ha approvato il decreto che attesta le virtù eroiche di monsignor Enrico Bartoletti, arcivescovo di Lucca e segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana, proclamandolo ufficialmente venerabile. Questo passaggio, che costituisce un passo fondamentale verso un'eventuale beatificazione, viene vissuto dalla diocesi come un sigillo provvidenziale sull'Anno Santo, quasi un'eredità spirituale lasciata da un pastore la cui azione, caratterizzata da dedizione e zelo, viene ora ufficialmente riconosciuta dalla Santa Sede. La preghiera di omaggio a lui dedicata chiude simbolicamente il ciclo giubilare lucchese.
Bologna in preghiera con il cardinale Zuppi
Nella basilica di San Petronio a Bologna, invece, la messa delle 16.30 sarà officiata dal cardinale Matteo Zuppi, il quale, rivolgendosi in particolare a coloro che hanno compiuto lunghi viaggi per raggiungere le mete giubilari, ribadisce il concetto cardine dell'anno trascorso: “Senza speranza non si vive”. Ad accogliere i fedeli all'ingresso del tempio, posto in piazza Maggiore, sarà esposto per l'occasione il Crocifisso del Beato Bartolomeo Maria Dal Monte, reliquia che per tutto l'anno è stata oggetto di venerazione in cattedrale, accanto al battistero. La sua presenza, carica di significato storico e devozionale, offre un ultimo, potente simbolo su cui meditare prima della conclusione dei riti, richiamando alla memoria le sofferenze di Cristo e la redenzione che da esse scaturisce.
Il rito finale e il dono dell'indulgenza plenaria
In molte diocesi, l'ultima opportunità per ottenere l'indulgenza plenaria è legata proprio alla partecipazione a queste liturgie solenni. Come nel caso della messa presieduta alle 15.30 in Cattedrale dal vescovo Livio Corazza, definita come la chiusura diocesana del Giubileo della Speranza. La possibilità di ricevere la grazia dell'indulgenza rimane subordinata al rispetto delle consuete condizioni stabilite dalla Chiesa, le quali, com'è noto, comprendono la confessione sacramentale, la comunione eucaristica e la preghiera secondo le intenzioni del pontefice. Questo momento, seppur segnando la fine del periodo giubilare nelle sedi locali, non rappresenta un addio definitivo: la cerimonia di chiusura universale, che sarà presieduta da papa Leone in San Pietro fra esattamente una settimana, suggellerà ufficialmente un anno che ha tentato di ridestare, nelle coscienze individuali e collettive, una virtù ritenuta essenziale per guardare al futuro.




