Il Covid torna a farsi sentire, con la variante Stratus e un sintomo inaspettato: la raucedine

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Mentre l’autunno si avvicina, il Sars-Cov-2, che molti avevano frettolosamente dato per sconfitto, dimostra di possedere ancora una tenace vitalità. L’ultimo bollettino del ministero della Salute, relativo alla settimana tra il 28 agosto e il 3 settembre, fotografa infatti un lieve ma costante incremento dei contagi, saliti a 2.050 casi rispetto ai 1.391 della settimana precedente. Sebbene il numero dei decessi sia sceso da 10 a 8, il dato conferma una circolazione del virus che non si è mai interrotta, seppur in forme meno eclatanti rispetto al passato.

A trainare questa risalita, se così si può definire, è la variante Stratus, tecnicamente nota come XFG, la quale sta rapidamente diventando predominante e rappresenta ormai oltre la metà delle sequenze identificate. La sua caratteristica più discussa, al di là della contagiosità, sembra essere un corollario sintomatologico che include una fastidiosa disfonia. Questo significa che, tra i segni più comuni dell’infezione, ricompare – accanto a febbre e dolori muscolari – anche una raucedine marcata, un dettaglio che molti pensavano di aver archiviato insieme alle prime, drammatiche, ondate pandemiche.

Fabrizio Maggi, direttore del dipartimento di Epidemiologia e dell’Unità di Virologia dello Spallanzani di Roma, osserva come i ricoveri di pazienti positivi non siano mai cessati del tutto. «Nel nostro ospedale», precisa, «abbiamo continuato ad assistere persone, per lo più individui fragili con comorbidità significative o immunocompromessi, che rimangono i soggetti più esposti a complicazioni». La situazione, dunque, pur non essendo paragonabile a quella degli anni scorsi, richiede un monitoraggio attento, soprattutto per proteggere le categorie più vulnerabili.

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