Covid, la variante Stratus fa aumentare i contagi: raucedine tra i sintomi principali

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Il Sars-CoV-2, che non ha mai cessato di circolare, sta registrando una lieve ma costante impennata dei contagi in Italia, un fenomeno che, come attestano i report settimanali del Ministero della Salute, segue il trend globale di ripresa dei casi con la fine della stagione estiva. Nella settimana dal 28 agosto al 3 settembre, i nuovi positivi sono risultati 2.052, un incremento significativo rispetto ai 1.391 della settimana precedente, mentre i decessi sono scesi da 10 a 8. Le regioni più colpite sono state la Lombardia, con 532 casi, seguita da Campania ed Emilia-Romagna, mentre Marche e Abruzzo hanno segnalato zero contagi.

A dominare la scena, rappresentando ormai oltre la metà delle infezioni sequenziate, è la variante Stratus, formalmente designata come XFG e recentemente classificata dall’Organizzazione mondiale della sanità come “variante sotto monitoraggio” a causa della sua rapida diffusione a livello globale. «Non è un nuovo virus», tiene a precisare Mauro Pistello, direttore dell’Unità di virologia dell’Azienda ospedaliera universitaria di Pisa, tra i fondatori della rete di sequenziamento dell’Iss, sottolineando come si tratti piuttosto di “uno in costante evoluzione”. L’esperto, pur confermando un incremento dei contagi, rassicura sulla natura contenuta del fenomeno, che al momento non configura un allarme generalizzato, sebbene si registrino “qualche ricovero di over 80 con comorbidità”.

Accanto ai sintomi classici che hanno caratterizzato le precedenti ondate – come il ritorno di febbre, mal di gola e la temporanea perdita di sapori e odori – la variante Stratus sembra introdurre un elemento distintivo: la raucedine. Questo sintomo, che si aggiunge al quadro clinico ormai noto, sembra essere un tratto caratterizzante anche di altre sotto-varianti in circolazione, come la Nimbus. I dati preliminari di agosto 2025 evidenziano, del resto, la co-circolazione di diversi ceppi derivati da JN.1, a dimostrazione della continua mutazione del virus.

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