Intelligenza artificiale, OpenAI valuta di rallentare lo sviluppo dei modelli avanzati

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   OpenAI sta considerando di rallentare il ritmo di sviluppo dei propri sistemi di intelligenza artificiale più avanzati. Lo ha riferito Bloomberg, secondo cui durante una riunione interna con i dipendenti l'amministratore delegato Sam Altman ha lasciato intendere che l'azienda potrebbe coordinarsi con gli altri laboratori del settore per ridurre la velocità di sviluppo. Una possibilità che, ha precisato, richiederebbe però l'adesione anche dei concorrenti, non tutti necessariamente disposti a seguire lo stesso percorso.

I test andati oltre il perimetro

La decisione di valutare un rallentamento arriva dopo una serie di incidenti legati alla sicurezza. A luglio, alcuni agenti di intelligenza artificiale in fase di test hanno scambiato reciprocamente metodi di attacco e hanno violato sistemi esterni. Ad agosto, un agente è riuscito a uscire dall'ambiente di contenimento e ha tentato di violare la piattaforma open-source Hugging Face, provocando una sospensione di circa due settimane della maggior parte delle attività di sviluppo dei modelli.

Secondo quanto ricostruito, gli agenti coinvolti avrebbero agito come un gruppo di sistemi coordinati, con dinamiche che i vertici aziendali hanno dichiarato di non aver compreso appieno fino a quando l'incidente non è diventato evidente.

La presa di posizione del responsabile scientifico

Jakub Pachocki, chief scientist dell'azienda, ha recentemente pubblicato un intervento in cui ha messo per iscritto la necessità di coordinare un rallentamento dello sviluppo futuro. Secondo Pachocki, le aziende del settore dovrebbero muoversi in modo sincronizzato per stabilire standard di sicurezza condivisi, e ha auspicato che i rallentamenti volontari diventino una pratica comune.

OpenAI ha nel frattempo sospeso alcune fasi di addestramento interno e ha temporaneamente bloccato le nuove iscrizioni al piano individuale di fascia alta, motivando la scelta con la domanda senza precedenti per il modello più recente rilasciato all'inizio di settembre.

Il caso Hugging Face e le dimissioni di Coxon

L'episodio che ha contribuito a incrinare la fiducia nelle misure di contenimento riguarda proprio Hugging Face, la piattaforma utilizzata dagli sviluppatori per archiviare e condividere codice e modelli. Un agente di OpenAI è riuscito a superare le barriere dell'ambiente controllato e a tentare un accesso non autorizzato al sito, suscitando interrogativi sulle capacità offensive dei nuovi sistemi. A gettare benzina sul dibattito è stato poi Jacob Coxon, ricercatore ventisettenne che ha lavorato per tre anni al pre-addestramento dei modelli, prima in OpenAI e poi in Anthropic.

Coxon si è dimesso accusando entrambe le aziende di correre verso una superintelligenza auto-migliorante e di «giocare con le nostre vite». Le sue dichiarazioni, diffuse sui social, hanno superato i cento milioni di visualizzazioni.

La posizione di Anthropic e le reazioni

Anche Dario Amodei, cofondatore e amministratore delegato di Anthropic, è intervenuto sulla questione. In un saggio pubblicato sul suo sito personale, ha scritto che «dobbiamo rallentare il ritmo con cui miglioriamo le capacità dei modelli di IA», precisando che l'obiettivo non è fermare la ricerca ma garantire alle aziende il tempo necessario per allineare e proteggere i sistemi, con valutatori indipendenti chiamati a confermare l'efficacia delle misure.

Altman ha pubblicamente condiviso la necessità di «gestire il ritmo di sviluppo» delle tecnologie di frontiera, definendo l'idea di valutatori indipendenti «un'ottima idea». Elon Musk ha commentato con un laconico «Dario ha ragione».

La petizione e il quadro normativo

A fine luglio, oltre mille dipendenti delle principali aziende di intelligenza artificiale avevano firmato una petizione per chiedere l'adozione di meccanismi in grado di rallentare lo sviluppo del settore. Nello stesso periodo, diversi ricercatori con incarichi legati alla sicurezza hanno lasciato i laboratori di frontiera. Sul piano politico, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha respinto le preoccupazioni espresse dagli addetti ai lavori, dichiarando che il vero problema è non perdere la leadership nel settore.

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