Franceschini propone il solo cognome materno, ma la polemica infuria: "Priorità altrove"
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Redazione Interno
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Dario Franceschini, esponente di spicco del Partito Democratico, ha riacceso il dibattito sull’attribuzione del cognome ai figli, avanzando una proposta che lascia poco spazio ai compromessi: eliminare quello paterno, concedendo esclusivamente quello della madre. Una scelta presentata come un "risarcimento" per secoli di predominanza maschile, durante i quali le donne sarebbero state vittime di un’ingiustizia secolare. "Le discriminazioni di genere vanno sanate", ha sostenuto Franceschini, senza però convincere tutti, a cominciare da Carlo Calenda, che ha ironizzato sulle priorità della politica: "Abbiamo altro a cui pensare".
La proposta, già al centro di un disegno di legge, non è passata inosservata in Commissione Giustizia al Senato, dove Giulia Bongiorno, presidente e responsabile del settore per la Lega, ha preferito mantenere un tono più cauto. "Stiamo valutando con attenzione le diverse proposte in campo", ha dichiarato all’ANSA, sottolineando la necessità di un equilibrio che non renda "invisibile" nessuno dei due genitori. Un approccio che sembra distaccarsi dalla radicalità dell’idea di Franceschini, pur senza respingerla in blocco.
A complicare ulteriormente il quadro è intervenuto l’ex presidente della Corte Costituzionale, Cesare Mirabelli, secondo cui la proposta rischierebbe di essere incostituzionale. "Si ribalta semplicemente la situazione precedente, senza risolvere il problema", ha osservato, ricordando come la sentenza n. 131 del 2022 avesse già dichiarato illegittima l’imposizione del solo cognome paterno. Se allora a scrivere le motivazioni era stata la giudice Emanuela Navarretta, oggi la questione si ripropone in forma speculare, con gli stessi rischi di disparità.




