Lanciò la bici dai Murazzi: dopo quasi tre anni di carcere la ragazza è tornata libera
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Redazione Interno
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Una delle giovani coinvolte nel lancio della bicicletta dai Murazzi di Torino, gesto che nel gennaio del 2023 causò lesioni gravissime e irreversibili allo studente Mauro Glorioso, ha lasciato il carcere dopo aver scontato due anni e undici mesi della condanna a sei anni e otto mesi, irrogatale quando era ancora minorenne. Il provvedimento di scarcerazione, che giunge a pochi giorni dal terzo anniversario dell’accaduto, è stato disposto dal tribunale di sorveglianza di Genova, il quale ha concesso alla ventenne, oggi ventenne, l’affidamento in prova ai servizi sociali.
Le motivazioni dei giudici per l'affidamento
I magistrati, nel valutare positivamente la richiesta, hanno riconosciuto nella giovane – la cui identità resta protetta poiché all’epoca dei fatti non aveva compiuto la maggiore età – un percorso interiore significativo. Come riportato dagli organi di stampa che hanno seguito la vicenda giudiziaria, i giudici hanno ritenuto che la condannata abbia compreso, con il trascorrere del tempo, la profonda gravità dell’azione compiuta. Il provvedimento non costituisce, è bene precisarlo, una remissione della pena, bensì una modalità alternativa di esecuzione, finalizzata a permettere il completamento di un cammino di maturazione personale e di recupero sociale, sotto la vigilanza dei servizi competenti.
Il gravissimo esito di un gesto folle
La vicenda, che scosse profondamente l’opinione pubblica torinese e non solo, risale a una sera di gennaio di tre anni fa, quando una bicicletta a pedalata assistita fu scagliata dal bastione sopraelevato dei Murazzi, colpendo il giovane Mauro Glorioso mentre stava per entrare in un locale. L’impatto, di una violenza inaudita, provocò allo studente, originario di Palermo, traumi spinali di tale entità da renderlo tetraplegico, con danni permanenti alla sua integrità fisica. L’episodio, inquadrato dalla giustizia come una vera e propria aggressione con esiti devastanti, portò all’identificazione e al processo di un gruppo di minorenni, tra cui figurava appunto la ragazza ora scarcerata.
Un percorso giudiziario ancora in atto
La difesa della giovane, attraverso le parole dell’avvocato che l’ha assistita, ha sottolineato come la propria assistita abbia dimostrato un cambiamento concreto durante il periodo detentivo. L’affidamento in prova rappresenta, nella logica dell’ordinamento penale italiano, uno strumento che premia la condotta positiva del detenuto e la sua capacità di proiettarsi verso un futuro socialmente responsabile, pur nel solco del gravissimo fatto commesso. La vita di Mauro Glorioso, per sua stessa ammissione e come documentato dalle cronache, è stata radicalmente segnata, imponendogli una quotidianità di sofferenza e di sfide che proseguono ben oltre il dibattimento e le sentenze.




