Morte di Cristina Pagliarulo, l'autopsia conferma: "ritardo fatale al Pronto Soccorso"
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Redazione Interno
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L'autopsia eseguita sul corpo di Cristina Pagliarulo, la donna di 41 anni deceduta lo scorso marzo dopo un drammatico ricovero di quaranta ore nel Pronto Soccorso dell'ospedale Ruggi di Salerno, ha stabilito con chiarezza che la sua morte, definita “prevedibile e prevenibile”, sarebbe potuta essere evitata qualora le fossero state praticate le opportune cure chirurgiche senza un ritardo giudicato fatale. La relazione dei consulenti, che ha portato all’iscrizione nel registro degli indagati di sette medici per la loro condotta, qualificata come “colposa”, non lascia spazio a interpretazioni: un intervento tempestivo avrebbe quasi certamente cambiato l’esito di quelle lunghe ore di attesa.
La tragica scomparsa della Pagliarulo, i cui dettagli clinici restano ovviamente nell’ambito dell’inchiesta affidata alla procura, riaccende i riflettori sulle criticità che affliggono la struttura sanitaria salernitana, già al centro di un annoso dibattito riguardante il suo futuro. La stessa morte della donna diventa, suo malgrado, un caso simbolo di quelle che molti indicano come gravi carenze organizzative.
Proprio in queste ore, del resto, si è riaccesa la discussione politica sulla costruzione del nuovo ospedale e sulla destinazione che verrà riservata all’attuale presidio. Questioni che, se da un lato riguardano lo sviluppo futuro della sanità campana, dall’altro non possono prescindere dalla garanzia di un efficiente funzionamento della struttura esistente, come sottolineato da esponenti sindacali che chiedono di “non disperdere un patrimonio sanitario di grande importanza”.




